Youngmail è una rubrica interattiva tra giovani ed operatori esperti

È un servizio di consulenza gratuito on-line offerto
dai Consultori Familiari dell'ULSS di Vicenza

Come puoi vedere ci sono tanti argomenti di cui puoi parlare: sessualità, contraccezione, rapporti di coppia, con amici, con gli adulti intorno a te, problemi, dubbi o riflessioni personali,...
Scrivendoci potrai chiarire dubbi, ricevere informazioni utili, avere uno spazio di confronto e riflessione ed eventualmente dei consigli.

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Insoddisfazione corporea

30/09/2019: di Silvia, 20 anni

Domanda

Ciao, ho una fissazione con il mio corpo: non mi piaccio proprio. Ogni giorno trovo qualcosa che non va, mi sento gonfia e odio le mie gambe. A volte vorrei averle come quelle delle modelle. So che sono pensieri stupidi e aspirazioni frivole, che non dovrebbero essere la mia priorità, ma questa sensazione di inadeguatezza mi perseguita e ostacola il mio buon umore. Vorrei sempre conferme sul fatto che sto bene così, ma ho paura che accettarmi voglia dire ingrassare poi. Non mi piace questo modo di vivere ma non so come liberarmi da questi pensieri.

Risposta

Ciao Silvia! L'insoddisfazione per il nostro corpo e il senso di disagio in particolare per alcune parti nello specifico è più frequente di quanto immagini, specialmente in noi donne! E, ti sembrerà strano, ma questo riguarda anche donne o ragazze che tu giudicheresti bellissime e con cui magari faresti volentieri cambio di aspetto. Quindi, il non piacersi è molto comune e non è detto che abbia effettivamente a che fare con il fatto che non siamo belle. Posto che, naturalmente, nessuna è perfetta (ebbene sì, nemmeno quelle che ti sembrano o sono modelle lo sono), credo che spesso per affrontare l'insoddisfazione e fare un pò pace con noi (che non significa lasciarsi andare e trascurarsi) paradossalmente dobbiamo partire da tutt'altra parte rispetto al corpo, ossia dal rapporto con noi stessi. In fin dei conti, il corpo è la parte visibile di noi e raccoglie sensazioni e sentimenti del nostro più generale rapporto con noi stessi. Lavorando sull'autostima, sulla cura di sé (nel senso del volersi e trattarsi bene, con rispetto e affetto), sul riuscire a realizzarsi, sull'accettazione delle nostre imperfezioni ma anche sul riconoscimento dei nostri aspetti belli (troppo spesso sottovalutati!) può cambiare anche il tormento dello sguardo sul corpo.
Se questo lavoro su di te è difficile da sola, può esserti utile qualche colloquio psicologico. Vieni a trovarci prendendo appuntamento o allo spazio giovani (trovi tutti i riferimenti nel sito)!
Ciao!

Youngmail

Tutto sbagliato??

13/08/2019: di Silvia, 20 anni

Domanda

Ciao, ho 20 anni e sto passando un momento difficile, anche se sono consapevole che quello che vivo io non è nulla rispetto a quello di altri. Mi sento come se fossi un errore, sbaglio costantemente con tutti. Continuo a litigare con mia mamma e lei dice che si sta ammalando per questo. Io non ho nessuno con cui parlare di questo, pensavo che potessi con lei invece non ci riesco più. Non capisco se è perchè devo riuscire a cavarmela da sola, senza il bisogno di nessuno, come fa lei e mio fratello. Poi scelgo sempre le persone sbagliate: sono stata con un ragazzo che non mi amava fino a poco tempo fa, ora c'è un ragazzo che mi corre dietro, mi dimostra un sentimento sincero e io sono solo infastidita da lui. Cosa devo fare? Cosa devo pensare?
Vorrei solo stare distesa a letto e non alzarmi più in questo periodo.

Risposta

Cara Silvia, ci sono momenti o periodi in cui tutto sembra allinearsi per prendere una direzione sbagliata ed è facile che venga da generalizzare questo senso di disagio, cogliendo tutto quello che si aggiunge che non va e tirando le fila che noi o la nostra vita siamo "sbagliati". In realtà, in questo tuo sentire alcuni aspetti "sbagliati" c'è la ricerca di cos'è giusto per te e cosa no, di cosa secondo il tuo modo di vedere è crescere e cosa può essere crescere ma continuare a sentirsi bene. Ad esempio, sarebbe rassicurante e confortante poterti confidare sulle tue cose con tua madre, ma pensi anche che sarebbe bello cominciare a cavartela, anche se è faticoso.
Anche le "scelte di cuore" fan parte di questa crescita. Nelle storie che ci leggono da bambine succede sempre l'incontro magico, ma in realtà anche capire chi fa per noi e chi no, chi ci fa battere il cuore (e magari non lo merita) e chi invece a prima vista non riscuote interesse, ma merita una chance di conoscenza richiede esperienza, ovvero tentativi, errori e riflessioni al riguardo. Quindi, comincia a considerare gli sbagli come dei tentativi da cui trarre preziose informazioni, cerca di vedere anche le cose positive che fai e ti succedono (che di sicuro ci sono, ma quando si è giù tendono a non essere viste) e pensa che la fatica di vivere quanto ti accade, per un periodo complicato com'è l'età che stai vivendo, è normale. Auguri!

Youngmail

Rapporto con il cibo che mi tormenta

02/05/2019: di Silvia, 20 anni

Domanda

Ciao youngmail. Ho un problema con il cibo: non sono anoressica nè bulimica ma è un pensiero fisso che mi tormenta. Ho sempre paura di ingrassare, mi sento gonfia, grossa, sono sempre insoddisfatta di come sono. Mangio meno e mi viene sempre più fame; ma anche quando mangio normale o di più si ripresenta lo stesso problema. So che non sono cose fondamentali, anzi. Però non riesco a farmene una ragione. Diventa un pensiero fisso e stupido, che mi mette solo di cattivo umore.

Risposta

Ciao Silvia!
Il problema che tu riporti nel rapporto con il cibo, a me pare più correttamente riferirsi in realtà al rapporto con il corpo e con le sue forme fisiche. Quindi, alla fine, riguarda una parte del tuo rapporto con te stessa. Considerato che si tratta di una delle relazioni più importanti per vivere bene, ritengo varrebbe la pena provare ad approfondire e capire meglio il tuo disagio con dei colloqui psicologici. Per il rapporto con il proprio corpo (e quindi, in relazione, con il cibo) non ci sono infatti "soluzioni pronte", ma significati e valori soggettivi per ciascuno di noi...
Se vuoi, puoi venire allo Spazio Giovani del Consultorio Familiare a te più vicino e parlare con uno psicologo. Cercheremo di capire quale sia la difficoltà e di trovare insieme una strada verso lo stare meglio. Se vuoi, trovi tutte le indicazioni nel sito.
Ciao!

Youngmail

Mi sento piccola, non mi piace! Come cambiare?

26/10/2018: di Sissi, 19 anni

Domanda

Salve, ho 19 anni e vorrei un vostro consiglio. Mi sento sempre piccola: tutti mi trattano come tale e mi pongo sempre in modo che gli altri lo pensino. Sono impacciata e troppo timida, non voglio sembrare sempre una quindicenne. Come posso fare? Come posso migliorare me stessa?

Risposta

Cara Sissi, forse il primo cambiamento utile riguarda come tu ti pensi e ti senti. Nella tua richiesta analizzi con lucidità quel che succede: mi sento piccola (timida, impacciata), mi pongo in modo che gli altri lo pensino e gli altri mi trattano come tale. Quindi, il punto di partenza è, appunto, come tu ti senti: perché ti senti così? Al di là del fastidio che avverti nel sentirti quindicenne a diciannove anni, c'è anche qualche vantaggio o qualche effetto positivo del sentirsi e porsi come piccola/timida? Potrebbe essere che, ad esempio, tu senta il bisogno di sentirti protetta e ponendoti come cucciola sia più facile ricevere dagli altri una risposta in tale direzione. Oppure potrebbe essere che vivi o sei vissuta in un contesto in cui hai o avevi il ruolo della piccola e che tu ci abbia fatto l'abitudine o che sia diventato un pezzettino del tuo modo di essere.
In ogni caso, cara Sissi, sì, si può cambiare e crescere, ma va tenuto conto che questo comporta di conseguenza cambiare sia ciò che ci infastidisce, sia ciò che di positivo da quel ruolo traiamo.
Come si può fare? Comincia concentrando la tua attenzione sugli atteggiamenti e comportamenti che di te ti piacciono, quelli che già trovi maturi o coraggiosi o abbastanza maturi e coraggiosi e rinforza quelli, cerca di "metterli in campo" ogni volta che se ne presenta l'occasione. Poi sforzati di risolvere problemi o difficoltà il più possibile contando sulle tue "forze" e sul tuo ingegno, anche se ti sembra difficile sfidare la timidezza o la paura di sbagliare. Ciò aiuterà la tua autostima, ti farà toccare con mano che - per prove ed errori come tutti - riesci a cavartela e puoi fare affidamento su di te. Ancora, fai una lista di situazioni in cui non ti sei piaciuta o ti ha infastidito il modo in cui si è svolta l'interazione con qualcun altro e prova a immaginare nella tua testa di rivivere quelle situazioni potendo modificare il tuo comportamento: cosa diresti questa volta? Come ti comporteresti? Cosa risponderesti o non risponderesti? Immagina, quindi, di rivivere quelle circostanze riscrivendole come secondo te sarebbero dovute andare e "registra" il tuo comportamento. Potrà essere una guida per le prossime volte. Piano piano questi sforzi cambieranno il modo in cui tu guardi te stessa e di conseguenza come ti poni e come ti rispondono gli altri.
In bocca al lupo, buon lavoro!!

Youngmail

Migliorare la socialità

02/10/2018: di Silvia, 19 anni

Domanda

Salve, sono una ragazza di 19 anni. Ho appena cominciato l'università e già non ci voglio ritornare. Non per i corsi, anzi li amo alla follia, ma perché vorrei pormi in maniera diversa con gli altri. Però non ci riesco. Non so come fare nuove amicizie ed essere socievole, non so da che parte cominciare. Ultimamente non sopporto niente e nessuno e starei tutto il giorno a far niente. Allo stesso tempo questo pensiero mi tormenta e mi deprime. Non sopporto che venga vista più piccola e non capisco mia madre, è intollerante di fronte alle mie insicurezze e alle mie paure che non riesco a superare. So che sono stressante e mi dispiace ma così non riesco ad uscire da questo caos che ho in testa.
Vi ringrazio

Risposta

Carissima Silvia,
le fasi di cambiamento, come quella che stai vivendo con l'inizio dell'Università, spesso sono faticose. Comportano nuovi inizi, un ricominciare e doversi rimettere in gioco, un 'testare' le proprie attitudini e capacità, spesso vedendo all'opera - oltre alle risorse - anche i difetti di noi che tanto ci irritano. E, chissà perché, col fatto che ci irritano, spesso vengono anche sopravvalutati. Quel che intendo dire è che più porti attenzione su quel che di te non ti piace, più ci darai importanza e ti sembrerà 'ingombrante' nel tuo modo di essere. E' più facile migliorarsi dopo una critica o dopo un complimento? Le critiche possono risultare utili a farci vedere dove è necessario lavorare, ma a volte ci bloccano, perchè ci fanno sentire sbagliati, che non funzioniamo! I complimenti, invece, ci aiutano a mettere in luce parti buone di noi, capacità che - dato che non danno problemi - spesso diamo per scontate. Sottolinearle, invece, ci incoraggia, ci fa venire voglia di rinforzare gli aspetti belli di noi. E allora forse potrebbe aiutarti questo sguardo un pò più clemente verso te stessa, che considera anche le cose nuove che stai riuscendo a fare e ad affrontare, che sottolinea piccoli passi avanti nella socialità, anziché guardare il "mezzo bicchiere vuoto". Tieni anche conto che l'età che stai attraversando non è facile...è una specie di rivoluzione interiore ed esteriore alla ricerca di te..potresti andare a giorni o a periodi con le sensazioni di cui parli.
E non aiuta avere una mamma che critica. Probabilmente lo fa con le migliori intenzioni, ma non aiuta...potresti provare a chiedere una mano anche a lei nel riconoscerti anche le cose buone che fai e sei!
Se senti che il malessere ed il caos ti mettono molto a disagio e non passano, puoi venire a trovarci in consultorio familiare e fare qualche colloquio con lo psicologo per capirti meglio...
Ciao!

Youngmail

Volontariato

30/04/2018: di Francesca, 18 anni

Domanda

Da quando sono piccola mi prendo cura, per quanto riesco, degli anziani a cui mi affeziono, perché penso siano fragili e che spesso si sentano abbandonati, un po' come me.. Insomma, capisco cosa voglia dire sentirsi soli e tristi (loro probabilmente molto più di me) e se posso fare qualcosa allora ci metto tutta me stessa! Una canzone dice "Lo faccio perché non vorrei mai che ti sentissi come me" e forse è un po' per questo, ma ultimamente mi sto domandando se questa mia attitudine sia per fare star bene loro o sia egoismo mio.. Mi riempie il cuore di gioia quando sono felici di vedermi e io lo sono per loro, ma non lo so, fino a che punto si spinge il volontariato rispetto all'egoismo? Sembra il paradosso del volontario, che non sai se lo stia facendo per fare del bene o per sentirsi bene, aiuto, mi sento stupida

Risposta

Cara Francesca, a conti fatti, che differenza fa? Dove sta scritto che necessariamente fare volontariato comporti sacrificio e sofferenza e non possa invece essere fatto con piacere e gioia? Se il volontariato che hai deciso di fare, fa star bene anche te e questo ti coinvolge nel continuare a farlo, non mi pare ci sia nulla di male, anzi!
Molto spesso fare volontariato ci fa sentire meglio, ma questo non toglie valore al bene che facciamo e al bene che facciamo stare le persone a cui dedichiamo il tempo..
In altre parole, che tu possa trarre benessere dal volontariato che fai e che nel contempo possa far star bene gli anziani di cui ti prendi cura non sono due aspetti in contraddizione, ma al contrario che possono rinforzare ciò che stai facendo. Quindi, se vuoi un consiglio, fintanto che vedi che i "nonni adottivi" cui ti dedichi sono contenti di vederti e tu stai bene, non porti ulteriori problemi! Ciao!

Youngmail

Leggerezza e divertimento...con l'alcol?

07/01/2018: di Luna, 18 anni

Domanda

Cara ym, negli ultimi tempi ho scoperto i superalcolici. Sono fantastici! Ti fanno penare meno e rendono tutto più leggero, più sopportabile. Tutto diventa divertente, ti 'sciolgono' insomma, però fanno male al fegato e se bevi troppo poi ti fanno stare molto male.
Quando sono ad una festa penso sempre "stasera bevo poco", poi in realtà mi lascio trasportare dall'atmosfera e un drink tira l'altro.. Riesco a trovare l'equilibrio per essere molto brilla ma non proprio ubriaca, ricordo quasi sempre ciò che accade; nel limite del possibile cerco di trattenermi dal fare cose di cui so bene che mi pentirei.
Ciò non va affatto bene, bere per divertirsi, però mi piace e non voglio recitare. Non è una cosa da alcolisti anonimi, sia chiaro, però ci sono certe cose che effettivamente solo bere può risolvere (es. fare cose che normalmente non avresti coraggio di fare o far smettere di pensare la testa). Non credo di farne un uso spropositato (una volta a settimana o una volta ogni due), però c'è chi me l'ha fatto presente ed è per questo che ci sto pensando. Cosa ne pensi di tutto ciò? Un cattivo inizio o solo una furbata che durerà poco? Un abbraccio

Risposta

Carissima Luna,
benvenuta!
Già porsi il problema è una cosa positiva. Brava! Diciamo che solitamente le persone che hanno problemi importanti con gli alcolici, tendono a negarlo!
Tuttavia bere superalcolici alla tua età è fortemente controindicato. Molte ditte produttrici con le loro campagne pubblicitarie accattivanti e con linee di alcolici dedicate soprattutto ai giovanissimi (ad es. quelle aromatiche) approfittano della consapevolezza che iniziare con alcolici e superalcolici presto significa crearne molto più facilmente dipendenza (sia dal punto fisico che psicologico): non vorremo dargliela vinta facilmente, vero? ;)
Tieni conto che le sensazioni iniziali che tu descrivi (leggerezza, disinibizione, divertimento) sono un'effetto che può spingere nel tempo non solo a continuare, ma anche ad aumentarne l'assunzione, in quanto stesse quantità non bastano poi più. Non so se è la tua situazione, ma può innescarsi un meccanismo per cui bere sembra aiuti a contrastare emozioni di tristezza o dolore...con grandi pericoli.
Tieni conto che la sensazione di avere il controllo nell'assunzione è spesso fuorviante: tu stessa dici di non riuscire a fermarti al limite che ti eri data. Molti ragazzi finiscono al pronto soccorso in coma etilico non rendendosi conto prima che quella quantità può essere pericolosa (anche perchè gli effetti sono soggettivi e difficili da valutare prima)!
Sarebbe bello che un pò alla volta riuscissi a trovare il coraggio di essere estroversa e simpatica di tuo...non tutti "nasciamo così", ma tutti possiamo fare grandi passi avanti in termini di simpatia! :)
Per quanto riguarda la testa troppo affollata di pensieri, potresti tentare con un corso di yoga, con qualche metodo di meditazione, rilassamento o meditazione (che tra l'altro sono soluzioni più durature, oltre che portare benessere nella vita in generale e non solo "la sera della festa"). Se invece senti che la testa è troppo troppo piena e fai fatica comunque a liberarla, potresti venire a trovarci in consultorio. Qualche colloquio con uno di noi psicologi potrà aiutarti...
Intanto, buona vita!

Youngmail

Sono "di manica larga con gli altri, molto stretta con me stessa" :(

07/06/2017: di kiwei99, 17 anni

Domanda

Cara youngmail, secondo te perché non riesco ad odiare gli altri? Mi spiego. Quando qualcuno mi ferisce, mi fa del male, inizialmente ci soffro moltissimo, ma col passare del tempo non riesco a fare a meno di perdonare dentro di me le persone e amarle per come sono nonostante i torti che mi hanno fatto.. Perché?
Seconda domanda, perché non riesco assolutamente ad applicare lo stesso metodo con me stessa? E' come se agli altri riuscissi a perdonare tutto mentre a me stessa non riuscissi a perdonare neanche le piccolezze.. Ho capito di avere un senso di colpa fin troppo sviluppato, infatti tendo a rimproverarmi per ogni piccola cosa e rimuginare sopra le cose perdendo fin troppo tempo, perché?

Spero di essere stata sufficientemente chiara.. grazie in anticipo!

Risposta

Carissima Kiwei99, per risponderti provo sintetizzare le "due domande" in una, sperando di aver colto ciò che intendevi dire: perchè due metri di misura così diversi con me stessa e con gli altri, perchè con gli altri sono larga di manica e con me intransigente?
La tua domanda è "perchè"? Non conoscendoti direttamente posso solo proporti un'ipotesi. A volte le persone tendono ad avere aspettative molto elevate su se stesse (riuscire sempre nei propri obiettivi, non commettere mai errori o fare brutte figure, risultare sempre simpatiche, avere un aspetto fisico desiderabile, ...) e, a fronte del fatto che standard così alti sono difficilmente perseguibili, quando non riescono a "starci dietro", anzichè dirsi "probabilmente ho chiesto troppo a me stesso!" riaggiustando magari in modo più realistico le aspettative, si dicono "non sono stato all'altezza". E' chiaro che in questi casi un'autostima che magari è già un pò fragile in partenza non può "godere di buona salute", soprattutto quando sommersa dai rimproveri su ciò che non si è riusciti a fare secondo le attese e non "nutrita" di riconoscimenti per quel che invece si è riusciti a fare (non di rado dato per scontato) e per il proprio valore come persona al di là del fare.
Viceversa, visto che "l'erba del vicino è sempre più verde", potresti avere una percezione degli altri - o di alcuni altri, di quelli a cui tieni o che stimi - fin troppo positiva, giustificandoli anche di fronte ad errori, mancanze o comportamenti che ti fanno star male. A volte un eccessivo perdonare può essere legato anche ad aspetti di dipendenza affettiva, ossia alla paura di perdere le altre persone se mi arrabbio.
Questi due aspetti, messi insieme, potrebbero spiegare un pò quel che stai vivendo?
Se la risposta è sì, immagino che la domanda successiva sia: che si può fare per migliorare la situazione?
Il suggerimento più utile credo sia di cominciare a prenderti (buona) cura della tua considerazione di te. Accrescere l'autostima, puntando l'attenzione sugli aspetti belli che fan parte di te e sui risultati positivi che riesci a raggiungere (sicuramente ci sono, si tratta di vederli e valorizzarli!), provare a diventare consapevole delle aspettative che nutri rispetto a te stessa e renderle realistiche (wonder woman esiste solo nei film!), sforzarti di assumere atteggiamenti e dirti cose incoraggianti, più che pretenziose o critiche potrebbe essere un buon punto di partenza!
Che ne dici?
In bocca al lupo!!

Youngmail

E se non penso di meritare l'amore?

22/04/2017: di en?gma, 18 anni

Domanda

Ciao ym! Vorrei chiedere un aiuto psicologico... In breve non riesco a fidarmi quasi di nessuno. Non mi sento veramente amata, il 99% delle volte che sto con qualcuno (genitori, parenti, amici) sento che in realtà chi dice di amarmi (con l'affetto e i gesti) in realtà stia fingendo, fondamentalmente perché - ho capito - non mi ritengo "degna" di essere amata.
Quando non riesco a controllare le mie paure (coi pochi ragazzi che ho avuto, soprattutto) finisce che mi allontano da sola senza dare spiegazioni e divento fredda, taciturna, mi chiudo in me stessa e non riesco a sfogarmi. Quando invece mi sfogo lo faccio male (...), ma in questo sono molto migliorata.

Per PAURA sto rovinando tutto, e questo non va assolutamente bene! Ma non riesco a risolvere il problema di fondo.. Non mi sento amata, e io non mi amo a mia volta. Arrivo ad amarmi un po' solo quando qualcuno che stimo e rispetto (es. prof) mi dimostra qualcosa. E' una cosa patetica.. ma non so come risolverla. So che dovrei imparare a dialogare con le persone ma è come se mi si formasse un nodo in gola che non mi fa uscire nemmeno una parola.

E' un peso che mi porto dentro da un po', volevo chiedere qualche vostro parere visto che ne sentirete parlare tutti i giorni immagino.. Consigli?

Risposta

Carissima En?gma, benvenuta a youngmail!
Complimenti per l'analisi che sei riuscita a fare della situazione! Sembra proprio che in fondo a te ci sia la convinzione che non meriti di essere amata davvero o di amarti tu stessa. Cosicché il desiderio di sentirti amata risponde poi ad un doppio bisogno: quello, appunto, di amore e quello di poter smentire la "vocina" che dice che non lo meriti. Ed è chiaro che sentirti così ti rende vulnerabile: facilmente interpreti il comportamento degli altri come segnale che non ci tengono davvero ed ogni volta questa lettura funziona come una conferma del poco valore che pensi di avere e alimenta la paura.
Dialogare con le persone, come tu ti suggerisci, tuttavia, temo avrebbe poco successo se non hai dialogato un pò in maniera nuova con te stessa. Infatti, mettiamo anche che tu chieda ed ottenga rassicurazione da una delle persone in questione. Riusciresti a crederci facilmente o metteresti in dubbio che, nonostante le parole, quella persona in realtà senta qualcosa di diverso? E anche se riuscissi a crederci (come nel caso del riconoscimento della tua prof.) la sensazione piacevole quanto dura? Dura nel tempo e cambia davvero il tuo modo di sentire o ha bisogno poco dopo di nuove conferme?
Ciò che ti suggerisco quindi, cara En?gma, è di lavorare un pò in modo da riuscire ad avere almeno parte delle conferme del tuo valore dall'interno più che cercare fuori. Si tratta di fare un lavoro sull'autostima, capire come mai hai maturato questo senso di "non essere degna", come tu lo definisci, e che si può fare per lavorare su questa convinzione. Lo si può fare in molti modi: alcuni utilizzano libri sull'autostima che prevedano esercizi quotidiani per riscoprirsi e imparare ad amarsi; altri partecipano a corsi sull'autostima organizzati da scuole, comuni o altre associazioni; altri ancora preferiscono lavorare con un'esperto - un psicologo - che li aiuti in questo viaggio interiore. A te la scelta di quel che ritieni il modo migliore per te. Nel caso tu opti per la terza opzione, puoi venire allo Spazio Giovani del Consultorio Familiare per te più comodo o prendere appuntamento. E' uno servizio gratuito. Trovi tutte le info nella sezione dedicata del sito. Buona giornata!

Youngmail

Solitudine

18/07/2015: di Sery, 19 anni

Domanda

Caro Youngmail, non sono una persona che si può dire abbia dei problemi, anzi forse non dovrei neanche star qua a lamentarmi, visto che come dice mia mamma:"Ringrazia di avere la salute intanto..."
Però io comunque sento un disagio, e a qualcuno devo pur dirlo...
Ho 19 anni, e come dice il titolo sono "sola", o meglio così è come mi sento. Da piccola ero una persona spavalda, se gli adulti mi davano corda ero in grado di dare risposte taglienti. Alle Medie qualcosa è cambiato, mi sono ritrovata in una classe di persone tra cui i maschi pensavano già a fumare, si sentivano grandi, e le ragazze parlavano già di moda e uscivano con i ragazzi. Io ai ragazzi non ci pensavo, certo provavo delle "simpatie", ma non pensavo al "primo bacio", stavo con altre due ragazzine in gruppo, tanto che gli altri ci chiamavano "Barbie". Ma io sotto sotto davo loro ragione, perchè a differenza loro non volevo mostrarmi grande, non mi ci sentivo.
E poi sono andata alle Superiori, non conoscevo nessuno tranne una ragazza, e i primi mesi sono stati brutti perchè sono timida e la classe era composta da gruppetti in base alla provenienza dalle diverse scuole Medie della provincia. Poi il Professore di Italiano ha fatto uno schema per cambiare i posti, e grazie a ciò mi son trovata in banco con una ragazza molto loquace, e grazie all'amicizia con lei ho conosciuto finalmente gli altri.
Gli anni delle Superiori sono stati molto belli....e mi mancano, strano vero? Il rimpiangerli è un sintomo che dovrebbe arrivare a "metà vita", cioè a quarant'anni, e invece io li rimpiango già ora. Sono successe molte cose, in classe amavo molto fare battute, imitazioni, insomma fare ridere gli altri... Ma dai 15 anni in poi ho iniziato a volere "di più", insomma un ragazzo accanto, e così ho avuto diverse cotte, tutte finite male, sempre non corrisposta, illusioni, autostima sotto zero, eccetera eccetera... Non dico sia diventata un'ossessione, ma quasi, tutte le mie compagne di classe erano felici accanto a qualcuno, tutte avevano storie, io no; ero la "diversa", ma quella che contemporaneamente soffriva di più per amore. Ho iniziato a provare una sottile repulsione per le "coppiette", se due per strada camminano per mano, io stringo i pugni, e se si baciano, peggio ancora, distolgo lo sguardo di colpo. Lo so, tutti dicono che "lui arriverà", ma io sono stanca, stanca.... non puoi immaginarti cosa significhi per me essere stata rifiutata per anni, e non lo possono immaginare neanche quelli che ripetono questa frase di continuo. E questo è il primo fattore di "solitudine".
Il secondo riguarda l'amicizia; io ho avuto una migliore amica per circa 12 anni, i genitori lavoravano assieme e noi abbiamo passato anni bellissimi tra giochi e risate. Poi lei in 2^superiore mi ha piantato in asso, accampando la scusa che la trascuravo per stare con un'altra, ecc.... Il fatto è che a volte a essere buoni, a volte, crescono i problemi. Insomma, a me è sembrata una scusa bella e buona, buttare un'amicizia longeva così...
Le ragazze di classe mia le consideravo amiche, insomma credo di averglielo anche dimostrato, ma a quanto pare non erano dello stesso parere.
Ho terminato scuola a giugno 2014 e in un anno le ho sentite pochissimo; alcune le incontravo per caso all'università, una mi ha invitato al suo compleanno e un'altra a casa sua...ma per il resto non esco tanto. L'unica ragazza con cui esco è una che conosco da anni e abita poco distante da casa mia...ma così è un po' riduttivo e costrittivo,no? Insomma esco poco, non vado mai in discoteca, o altro, e se lei non può io devo rinunciare. Ok, qualcuno potrebbe dire che è anche colpa mia, che non scrivo un messaggio a qualcuna delle ex compagne per chiederle di uscire, mail fatto è che mi sembra sempre di "disturbare", forse è per il mio carattere discreto, non so...
Sono particolare, se sento o vedo un litigio, di qualunque tipo mi sale una sorta di disagio nello stomaco, ed è lo stesso di quando devo fare qualcosa che preferirei non fare, e anche quando i miei per qualche motivo litigano succede. Mio papà è abbastanza fumantino, e sebbene alzi la voce e poi gli passi, il disagio arriva e mi condiziona. Per questo a volte vorrei avere qualcuno che mi portasse fuori, per uscire da questo stato. Sono sempre stata abbastanza vicino ai miei, inoltre abito in un cortile composto da quattro case, tra cui mia nonna e mio zio; quest'ultimo non avendo figli si è sempre "appoggiato" su di me e mio fratello, cercando di schiacciarci un po' sotto una campana di vetro, per questo sono diventata molto prudente in tutti i sensi.
A volte mi sento soffocare per questa "comune" che mi impedisce di dire "Beh domani parto e vado quattro giorni a Roma"; a proposito di ciò, tempo fa avevo valutato l'ipotesi di andare a studiare proprio in questa città, ma purtroppo i dubbi, la paura, sono sempre più forti dei desideri, almeno nelle persone come me, è un contrasto tra la voglia di evasione da genitori, zio, solitudine, ecc e la paura dello "sconosciuto"
A ottobre ho iniziato l'università e questo è il terzo fattore di solitudine, all'inizio ho pianto per giorni, non conoscevo nessuno, e non vedevo "luce" in fondo al tunnel, perchè mentre in 1^superiore mi sentivo sperduta ma ero "sicura" che prima o poi avrei fatto amicizia, visto che con gli altri avremmo dovuto passar 5 anni assieme, qui è stato tutto diverso. Lì o fai amicizia i primi giorni o è tutto più difficile. Sono rimasta sola per molto, poi ho conosciuto una ragazza e le ho chiesto se potevo stare con lei, ma mi ha risposto che aveva già il suo gruppo, che io sognavo l'amicizia "singola" ma all'università non è possibile..ecc.. Capisci ora perchè io ho paura di "disturbare"?! Perchè quando esco dalla timidezza e cerco di avvicinarmi, prendo due di picche (anche in amicizia). Alla fine ho conosciuto un'altra Alice e mi ha detto che avrei potuto star con lei, con il suo gruppetto, e così è stato per circa un mese e mezzo, io e lei avevamo corsi assieme con ore di pausa in mezzo, e quindi restavamo sole ed era simpatica; poi il secondo semestre avevamo solo due corsi in comune, ed io ho conosciuto un'altra ragazza (anche lei era sola) e siamo state assieme molti mesi. Per la mia solita sfortuna, questa ragazza cambierà facoltà e quindi mi ritroverò di nuovo punto e a capo; di stare con Alice non so, perchè lei è più "veloce" a fare amicizie e prima di me aveva conosciuto molte persone, e le ultime volte che ci siamo visto non è che mi abbia calcolato più di tanto... mi sono sentita un peso, a differenza di quando eravamo sole io e lei ed era più amichevole.
Insomma, questa sono io, e mi sento sola...Non so se potrai aiutarmi, ma almeno mi son sfogata con qualcuno (Sono una che si tiene dentro parecchio le cose che ha nel cuore).

Risposta

Cara Sery, il tuo mi pare un racconto dei cicli...in fondo la vita è un pò così, no? Come un libro fatto di capitoli che, per quanto appassionanti, prima o poi terminano per lasciar spazio ad un nuovo capitolo...e così la storia va avanti. Certo, come nei migliori romanzi, alcuni personaggi attraversano più capitoli. Ecco, quello per cui tu mi sembri soffrire è proprio il chiudersi di rapporti, faticosamente iniziati, che spesso leggi come un rifiuto. Quando siamo timidi viene più facile cercare rapporti 1;1, piuttosto che rapporti di gruppo: ci si sente più liberi di parlare, si è meno in difficoltà, si ha un punto di riferimento. Tuttavia, questo crea un rischio maggiore di trovarsi soli e dover ricominciare. Quindi, un primo piccolo consiglio è quello di "esercitarti" un pò ad esporti anche in gruppo, di accogliere anche più rapporti meno approfonditi, più che cercare l'amicizia esclusiva che ti fa star bene fino a che c'è, ma poi...
Altra riflessione che ti proporrei è la distinzione tra il desiderare compagnia (esigenza assolutamente fisiologica della nostra natura umana) e il far fatica a stare con te stessa. La solitudine è il sentirti sola per mancanza di amicizie o il far fatica a star bene con te stessa? Se ti accorgi che anche quest'ultimo aspetto gioca un ruolo, forse potresti cominciare a fare delle cose molto piacevoli anche da sola per "coltivare" un buon rapporto con te.
Per quanto riguarda i rapporti di coppia: certo, desiderare molto qualcosa che manca e vederlo intorno può far "venire l'allergia" che chiamata propriamente sarebbe invidia, amarezza. Comprensibile, se non per il fatto che più ci si concentra su questi sentimenti, più è facile coltivare pensieri negativi (sentirsi sfortunati) e più si rischia di creare un circolo vizioso che tiene lontane eventuali occasioni. ? possibile che proprio nel momento in cui sei concentrata su altro e non ci pensi...arrivi la tua occasione. Se il tuo disagio o malessere dovesse essere forte e avessi bisogno di uno spazio psicologico, vieni a trovarci al consultorio più vicino (trovi tutte le indicazioni al link "Indirizzi utili" del sito)...
In bocca al lupo!

Youngmail

Consigli per la timidezza

28/04/2015: di Anna, 16 anni

Domanda

Salve, vorrei un consiglio su come superare la timidezza che ormai perseguita il mio modo d'essere da troppo tempo e mi sta facendo perdere varie occasioni come fare nuove amicizie e trovare l'amore. I fattori che hanno alimentato questo guscio protettivo sono vari: vivo in un piccolo paese dove sono l'unica adolescente ad abitarvi quindi fin da bambina non ho mai avuto molti amici (la famiglia c'è sempre stata ma anche gli amici hanno un valore), ho subito numerosi scherni da parte di coetanei per via dell'acne che invase il mio viso anni fa a causa di una disfunzione ormonale (che ancora oggi cerco di risolvere) e per il fatto che ho i capelli rossi. Faccio fatica a conoscere gente nuova perché temo di diventare ancora oggetto di scherno e temo il giudizio altrui. Penso che il disagio che provo sia dovuto al passato e vorrei consigli su come risolvere questo problema per poter creare un futuro pieno di belle esperienze senza stare in allerta su possibili prese in giro.

Risposta

Cara Anna, non c'è "ricetta magica" per risolvere un disagio come quello che provi tu, ma tanti piccoli esercizi ed esperimenti di cambiamento che possono "rinforzare la tua autostima" e "indebolire le tue paure" ed alcune considerazioni che forse ti possono aiutare.
Anzitutto: non sentirti sola. La maggior parte delle ragazze della tua età (e direi di ogni età) ha qualche difetto fisico che la mette in imbarazzo e a disagio (di solito più del dovuto) in mezzo agli altri. Anche ragazze e donne bellissime non di rado si sentono brutte! Quindi il punto a mio avviso non è tanto come si è fuori ma come ci si sente con se stesse: ci si riesce ad accettare e ad apprezzare per ciò che di bello ci si riconosce o si è sempre lì con lo sguardo da falco fissato sui difetti, ammesso che lo siano? Per alcuni ragazzi, ad esempio, i capelli rossi sono bellissimi...magari da bambina non si trattava di una "carta vincente", ma ora è un altro discorso!
Altra considerazione è: se vuoi diventare brava in qualcosa, l'unico modo è farne esperienza, tanta esperienza! E non è mai troppo tardi per cominciare. Quindi, rimboccati le maniche ed inizia ad inventarti piccoli esercizi antitimidezza. Puoi partire da quelli che ti vengono più facili, come chiedere un'informazione per strada, entrare in un negozio, provare scarpe e vestiti ed uscire senza comprare niente, "esercitarti" a fare battute (l'ironia può essere un'arma formidabile per combattere la timidezza),...
Una terza considerazione riguarda il giudizio degli altri...o meglio i giudizi, perchè ognuno ha il suo e per uno stesso comportamento o aspetto fisico o persona può ricevere giudizi tra i più disparati ed opposti...a quale credere? E, soprattutto, sei sicura ne esista uno vero? Anche quando condiviso da più persone, non pensi che in fondo un giudizio sia solo un'opinione soggettiva e come tale, tra l'altro, estremamente variabile? A mio avviso, il problema non è tanto l'opinione altrui, ma come questa fa risuonare le tue paure e magari un'opinione un pò "fragile" che tu hai di te...perciò è da lì che ti consiglierei di partire. In bocca al lupo!!

Youngmail

Prima volta: è davvero da 'sfigati' aspettare?

10/04/2015: di rosarossa, 17 anni

Domanda

Ciao Young mail, di nuovo mi trovo a scriverti perché come ho potuto vedere, le risposte che dai alle varie lettere e mi sono state utili.
Ieri parlando con dei miei compagni ho preso della " sfigata" perché dopo un anno e 7 mesi che sono assieme ad un ragazzo, non ho avuto ancora rapporti.Allora io mi chiedo ma sono io che sbaglio è vedo il sesso come una cosa seria una cosa da fare quando ognuno si sente pronto o gli altri che a mio avviso lo vedono come un gioco? A me sembra che dei miei coetanei lo prendano come divertimento sia il sesso che alcool che la droga...ma sinceramente ognuno di noi dovrebbe usare la propria testa. Cara youngmail devo dirlo mi sono davvero meravigliata quando i miei compagni mi hanno detti che loro hanno perso la loro verginità ancora qualche anno fa. Allora mi pongo un altra domanda...sono io che sono troppo responsabile e che ci tengo al mio corpo, sto attenta a qualsiasi cosa mi preoccupo di evitare disguidi ecc ecc... forse l'educazione all'antica quella che hanno ricevuto i miei genitori e sbagliata o è cambiata la società do oggi? Grazie mille per la disponibilità

Risposta

Cara Rosarossa, credo sia molto importante fare una distinzione tra ciò che si dice e ciò che si pensa...non sempre le due cose coincidono. A volte capita che ragazzi della tua età non si sentano pronti per avere rapporti sessuali completi, ma sentano una spinta ad averli ugualmente o a dire di averli avuti per non risultare agli occhi degli altri "indietro o sprovveduti". Così, per la paura di prendersi tardi, si prendono a volte troppo in anticipo rispetto all'età, ma soprattutto rispetto al momento giusto...
Se vogliamo usare delle immagini, non credo che vivere la sessualità sia paragonabile al possedere una certa figurina di un album - cioè poter dire "ce l'ho", "l'ho fatto anch'io" - perchè se vissuta così sarebbe una ben magra soddisfazione. Credo sia piuttosto come un dolce: ha bisogno di certi ingredienti (la persona e la relazione giusta), di un preciso procedimento di impasto (il contesto giusto) e di tempi di cottura necessari (momento in cui ci si sente pronti e sicuri di voler iniziare a vivere una sessualità completa). Per un buon dolce io non rinuncerei a nessuno di questi aspetti, e non credo si tratti di essere "all'antica". E tu? ...perchè, al di là di quel che i tuoi compagni possono dire, è una scelta assolutamente personale...
Ciao!

Youngmail

Imparare a volersi bene

18/03/2013: di Mary, 21 anni

Domanda

Ciao ym. Torno in questo sito dopo un anno di "pausa". Vi ho scritto spesso sin dal 2008. a distanza di 5 anni però,le cose non cambiano,anzi noto malvolentieri che sono peggiorate.
Ero una ragazza determinata, con una voglia di vivere pazzesca. Ho sempre convissuto, sin dalle medie, di bullismo.."terrorismo psicologico" lo chiamo io.. Cicciona, mobydick, balena. Offese fatte a scuola,davanti ai professori e a quelli che ritenevo miei amici. Ero alle medie, e pesavo 60 kg circa. I miei iniziarono ad accanirsi su di me, dovevo dimagrire. Le mie amiche erano magre, IO NO. Alle superiori arrivai a 75 kg, ed ero sempre piu grassa, x me , x i miei, e x gli altri,gli estranei. Non ricordo di essermi mai guardata allo specchio e di essermi mai odiata x il mio aspetto. Sono passati 2 anni, e peso 93 kg. 1.61 metri.
Non ho piu che nessuno che può capirmi e x quanto a volte io scoppi a piangere davanti al mio fidanzato e gli dica chiaramente che sono grassa, lui non accenna niente. Gli amici non esistono. E i miei mi mettono sempre piu sotto pressione. Mio padre soprattutto.
Sono all università ora, cerco di farmi conoscere per chi non sono mai riuscita ad essere stata nella mia vita, ma ho sempre paura. In treno, x strada., a lezione. Sia le superiori che l'università l'ho decisa in base all'affluenza di ragazze. Non volevo andare in scuole dove c'erano ragazzi pronti a rovinarmi ancora la vita.
Alla sera sto sveglia e mi sento pronta a cambiare. chiamerei subito una psicologa, una dietista e la palestra,x cambiare. x togliermi i 30 kg che mi hanno rovinato la vita. ma la mattina mi sveglio, e non ho piu la forza di combattere.
Guardo programmi in tv dove la gente sta 1 anno via di casa, x dimagrire.perdono tanti chili....vorrei essere io al loro posto.
Cosa posso fare x prendere la forza? Il coraggio? La determinazione? Sto male, e non voglio piu andare avanti cosi.

Risposta

Carissima Mary, la sofferenza che si sente nella tua lettera è tanta, così come mi sembra che tu sia veramente esasperata da questa situazione che riguarda non solo l'aspetto fisico, ma anche l'insoddisfazione e il senso di incomprensione che vivi nelle tue relazioni importanti. Proprio questa però potrebbe essere la famosa "molla" da cui prendere la forza per reagire: il pensare che meriti di stare meglio, che può esserci una situazione in cui la tua vita è più leggera. Perchè, a mio avviso, prima che concentrarti sul perdere peso, forse varrebbe la pena focalizzare l'attenzione sul rapporto con te stessa, su come volerti bene. Tra le righe della tua lettera mi pare di capire che hai già fatto diete, ma senza risultati stabili... Credo che forse, più che una "dieta ferrea" o un anno di trasferta "perdipeso" (che poi spesso se vai a guardare questi risultati sorprendenti e rapidi dopo qualche anno con altrettanta magia svaniscono), il punto di partenza dovrebbe essere un cambiamento nel rapporto con te stessa e poi un cambiamento nello stile di vita. Il punto è che se vuoi più bene a te stessa, anzichè essere arrabbiata, cominci a chiederti come rispettarti e questo ti permette di acquisire comportamenti che poi diventano abitudini più rispettose non solo del tuo corpo, ma anche di quello. Quindi, ben venga uno spazio psicologico tutto per te, se implica lavorare su questi aspetti, e ben venga un nutrizionista o dietista con cui riflettere su come "volerti bene a tavola". Forse è proprio questo che ti serve: pensare che se chiedi aiuto non ci sarà l'ennesima dieta solo frustrante e a lungo termine inefficace ad attenderti, ma "un'equipe di trainer" che può aiutarti a rivedere il tuo rapporto con te stessa e le tue relazioni, sociali e con il cibo e il corpo. Un grossissimo in bocca al lupo, Mary!

Youngmail

Paura di ingrassare

24/05/2012: di Preeya, 16 anni

Domanda

Carissima/o YM,grazie mille per tutti i suoi consigli,mi son stati tutti molti utili...Ora volevo chiederti come potrei dimagrire un po' perchè assumendo la pillola ESTINETTE ho aumentato il mio peso e questo mi irrita molto... Grazie ancora...

Risposta

Cara Preeya, la tua domanda è un pò generica...difficile darti una risposta non sapendo quanto pesi, quanto sei alta, di quanto peso sei cresciuta e in quanto tempo e che stile di vita hai. Non è detto, infatti, che l'aumento di peso sia dovuto alla pillola. Alcune volte in effetti questo è possibile, in altri casi la pillola non c'entra... Se la tua domanda richiede una risposta di ordine medico, bisogna anzitutto vedere se è necessario perdere peso. A volte è più una fatica ad accettarsi o a vedersi più sul piano psicologico che su quello del benessere fisico. Per darti una risposta medica avrei comunque bisogno dei dati di cui ti accennavo prima. A volte basta poco a mantenere il peso forma: è importante avere quello che viene definito "stile di vita sano" e che consiste nel mangiare in modo equilibrato sia in quantità che nella varietà dei nutrimenti, assumendo frutta e verdura di stagione e nel fare una giusta quantità di movimento fisico.
In alternativa, puoi parlarne di questa cosa con il tuo ginecologo o puoi venire liberamente (senza appuntamento e in modo gratuito) in Consultorio Familiare allo Spazio Giovani il lunedì pomeriggio.
Ciao!

Youngmail

Sono meno alto dei miei amici: posso ancora crescere??

22/04/2012: di matteo, 16 anni

Domanda

Ciao!! Ho 16 anni compiuti e sono ancora basso rispetto ai miei amici. Sono alto 1.65. C'è possibilità che io cresca ancora??

Risposta

Carissimo Matteo, vorrei darti una risposta su due livelli. Il primo riguarda il punto di vista fisico: la statura non dipende solo dall'età, ma anche da altri fattori, per esempio il più importante è la genetica...il che significa che dovremmo vedere i tuoi familiari per capire meglio. Vi sono poi anche altri fattori individuali (tra cui ad esempio i tempi di sviluppo personali,...) che andrebbero esaminati durante una visita medica. È difficile da questo punto di vista darti una risposta generale teorica, non basata su una conoscenza specifica di te e delle tue caratteristiche. Se questa è una preoccupazione che hai, parlane pure con il tuo medico di famiglia, ti darà una risposta più precisa.
L'altro livello riguarda il tuo rapporto con te stesso, o meglio come tu ti vedi e ti consideri anche in rapporto ai tuoi amici: se è vero che possiamo sempre cogliere qualcosa che gli altri hanno "più" o "meglio" di noi, è vero anche viceversa..i tuoi amici sono "più" alti, mentre tu sei "più" cosa? Come noi ci consideriamo è molto influenzato dal tipo di "sguardo" che rivolgiamo a noi stessi e da ciò che di noi riteniamo rilevante...
Ciao!

Youngmail

Youngmail

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