Youngmail è una rubrica interattiva tra giovani ed operatori esperti

È un servizio di consulenza gratuito on-line offerto
dai Consultori Familiari dell'ULSS di Vicenza

Come puoi vedere ci sono tanti argomenti di cui puoi parlare: sessualità, contraccezione, rapporti di coppia, con amici, con gli adulti intorno a te, problemi, dubbi o riflessioni personali,...
Scrivendoci potrai chiarire dubbi, ricevere informazioni utili, avere uno spazio di confronto e riflessione ed eventualmente dei consigli.

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Amore e attrazione fisica nel rapporto di coppia

09/06/2018: di Anonima, 16 anni

Domanda

Ciao youngmail, ti scrivo perché sono preoccupata e vorrei un consiglio da parte tua
Conosco un ragazzo da circa cinque mesi e stiamo assieme da due e mezzo circa.
Io con lui mi trovo davvero bene. È davvero molto dolce e rispettoso nei miei confronti, mi da molte attenzioni e sembra molto sincero e sicuro dei suoi sentimenti, dato che da poco mi ha detto di essere innamorato di me, cosa che è ricambiata.
Ora, data anche l'età, sto iniziando a considerare anche l'aspetto sessuale in una relazione, cosa che da un lato credo sia importante per mantenere e rafforzare i sentimenti.
Però essendo ai primi approcci sono abbastanza titubante, mentre lui ha molta più esperienza di me nei preliminari, e nonostante ciò, mi ha detto che è assolutamente disposto ad aspettare che io mi senta pronta.
Oggi però sono andata a casa sua, e mentre ci stavamo baciando lui mi ha toccato dai pantaloncini e poi ha tentato di infilare la mano nel mio intimo, ma l'ho fermato chiedendogli di aspettare ancora e lui ha capito e mi ha detto che posso star tranquilla e che non c'è problema.
Dopo qualche ora ci stavamo baciando di nuovo, e, entrambi d'accordo, per la prima volta, mi ha provocato piacere, sempre però attraverso i vestiti, rispettando comunque ciò che gli avevo chiesto prima, ovvero di non forzare troppo le cose e di non "invadere" la mia intimità.
Ciò che ha fatto non mi ha dato fastidio, anzi, mi è piaciuto molto.
Il fatto è che io sarei anche pronta a fare questo passo con lui, e a passare almeno a fare i preliminari, ma la mia paura è che dopo la nostra relazione si trasformi in un piacere fisico e basta, basandosi solo sull'aspetto sessuale.
Volevo quindi da voi sapere se secondo voi sia meglio fare questo passo, con la paura che però la nostra relazione degeneri in solo piacere fisico, o se aspettare ancora un po'.
Dimenticavo di dire che abbiamo entrambi 16 anni.
Grazie in anticipo della risposta.

Risposta

Cara Anonima,
scrivi una lettera bellissima, perché poni in luce il rapporto tra attrazione fisica ed affettività in una relazione di coppia.
Nello specifico del rapporto di cui ci parli, questo rischio ci pare limitato: anzitutto perché in questo primo periodo avete coltivato la dimensione affettiva, "facendo le cose con calma" e permettendovi di capire i sentimenti reciproci, poi perché il rispetto che il tuo ragazzo ti ha portato indica quanto lui sia in grado di far prevalere l'aspetto relazionale su quello dell'attrazione, se necessario. Vivere l'attrazione e l'intimità sessuale, anche in modo graduale come state decidendo di fare, vi aiuterà anche a non vivere l'attrazione e la sessualità come parti separate, ma sentendo che anche in quei momenti il piacere fisico e l'affetto "viaggiano insieme" - quando c'è amore, facilmente scatta l'attrazione per l'altro - e che vivere anche la corporeità rafforza e arricchisce il vostro rapporto. Poi magari ci saranno momenti in cui vivrete la sessualità sentendo maggiormente l'amore che vi lega ed altri (magari soprattutto all'inizio) in cui prevarrà l'attrazione fisica, la voglia di conoscervi e scoprirvi, il piacere fisico ma è normale!
La fortuna che mi pare di capire avete è il fatto di potervi parlare in modo chiaro e aperto, comunicandovi pensieri e sensazioni. Questo vi aiuterà molto!
Ciao!

Youngmail

Dov'è il mio futuro? (II parte)

06/09/2017: di Seryna, 21 anni

Domanda

Caro Y.M., dalle Medie in poi sono diventata una persona timida, a volte introversa, senza tanti amici, ho perso la spavalderia che mi caratterizzava da piccola. Durante le Superiori amavo molto far ridere i miei compagni di classe, ascoltarli, nel fare battute perdevo un po' di timidezza. Dopo l'ultimo ragazzo che a 17 anni mi aveva detto di essere interessato, ma dopo 3 giorni di messaggi si era allontanato con una scusa stupida, ho smesso di guardare i ragazzi, mi sono chiusa quasi in una corazza; a questo ha contribuito l'inizio dell'università: non sono una che attacca bottone facilmente. Si è avviata una fase di solitudine,ho fatto molta fatica a stringere amicizie e all'inizio rimpiangevo da matti la mia classe, le mie abitudini. Poi il periodo è passato e mi sono un po'abituata a quei ritmi, a quell'ambiente.
Sto riflettendo su cosa fare nel futuro; mi son resa conto di amare molto la tv e le serie tv,mi piacerebbe come lavoro scrivere fiction oppure stare dietro le quinte dei programmi (erano passioni che avevo da bambina). Ma per farlo dovrei trasferirmi e questo mi terrorizza. Inoltre, i miei sono abbastanza contrari, sono veneti con i piedi per terra, non son certo i genitori che abbracciano i figli (anche se mi danno tutto). Io vorrei trasferirmi a Roma (città che mi ha colpito dalla 1^volta che ci son stata in gita), ma mi blocca il fatto di arrivare, non conoscere nessuno, stare sola a fissare il muro (come agli inizi dell'università, a Padova..solo che lì almeno tornavo a casa la sera). Lo so che dopo ci si fa amici,ma ti ho detto di quanta fatica faccio a conoscere gente; sono il tipo che ha bisogno di essere "tirata" dagli altri.Ci penso da tempo e ora è il momento di crescere,di dire addio del tutto all'adolescenza e sono spaventata. Inoltre dopo la faccenda di Marco, è come se le cose con mia mamma fossero un po' degenerate;il fatto che lei ci fosse affezionata e che all'inizio mi abbia incolpato di essermi attaccata troppo,il fatto che non m'abbia ascoltato quando le ho detto di stare "distante" (io non volevo nemmeno che lui entrasse in casa mia, per questo e anche perchè non erano i miei a potergli fare da genitori), il fatto che mi dica di andare pure a Roma, che tanto me ne pentirò e tornerò con la coda tra le gambe... Non è certo un invito a spiccare il volo. Ho sempre vissuto nel cortile con i miei zii,mia nonna,lo zio di mia mamma, stavo con loro quando i miei un tempo lavoravano;mio zio non ha figli e ha creato una specie di campana di vetro sopra me e mio fratello.
Non so che dire,vorrei essere più coraggiosa,meno timida,più fiduciosa,ma la mia autostima (complice i due di picche) è sottoterra. Scusa per il poema...

Risposta

Cara Seryna,
eccoci alla seconda risposta: quella legata al tuo futuro.
Nella tua lettera dici una cosa molto importante: "Ci penso da tempo e ora è il momento di crescere, di dire addio del tutto all'adolescenza e sono spaventata."
Hai ragione, crea timore assumersi la responsabilità delle scelte della propria vita. Comporta sbilanciarsi, fare cose nuove, correre dei rischi, accettare la possibilità che la strada intrapresa si riveli quella non giusta per noi, dovendo "ricominciare" o comunque cambiare. Ma ha anche una grande potenzialità, ossia potersi orientare secondo quello che si sente dentro. Se ci ascoltiamo bene, nessun altro conosce tanto di noi quanto noi stessi! Quindi, se tu hai questo forte desiderio per il tuo futuro, va ascoltato. E' importante però capire come farlo. E nel "gioco di ruoli" della tua famiglia (come di moltissime altre) "azzardare a spiccare il volo" è il tuo compito, metterti un pò in guardia e invitarti alla cautela quello dei tuoi. Data la situazione di tensione ed il fatto che comunque avete sempre vissuto tutti insieme (anche con la famiglia allargata) è probabilmente difficile per tua mamma incoraggiarti. Prevale più il desiderio di proteggerti e la paura che tu abbia delusioni. Ma, d'altro canto, come potrebbe mai un bambino piccolo imparare a camminare se non correndo il rischio di alzarsi non sapendo ancora usare il proprio peso e le gambe, provare, cadere, sbucciarsi le ginocchia, piangere e ripartire daccapo, fino al momento in cui sorridente e soddisfatto trotterella velocemente in autonomia verso i suoi obiettivi? E' un pò la stessa cosa in tutte le fasi di vita. Certo, non metteremmo un bambino che deve imparare a camminare sul gradino più alto di una scalinata, nè in un ambiente sconosciuto e privo di sostegni e protezioni..."tradotto", se decidi di seguire il tuo desiderio/propensione, il modo (dove, quali corsi, contatti o conoscenze di chi già sta facendo o è nell'ambito) va preparato con cura ed attenzione. Va capita la serietà dei corsi che andresti a fare, i possibili sbocchi e le possibilità lavorative, magari anche qualche giro di "perlustrazione" preventiva a Roma o nel luogo in cui deciderai di studiare, ... D'altro canto, mi sembra di capire che hai ancora un pò di tempo a disposizione per maturare questa scelta, dato che ancora non ti sei laureata..
E la timidezza? E' possibile, forse anche probabile un primo periodo di disorientamento, un tempo di adattamento in cui "prendere le misure" e ambientarsi. Ed è normale che per le persone timide questi tempi siano un pò più lenti. Ma considera che in tutti i cicli scolastici finora ce l'hai fatta. Perchè non dovresti farcela ora? Tanto più che ti inseriresti in un ambito di cui sai molto e che molto ti interessa, per cui sarebbe probabilmente più facile "attaccare bottone" con altri che condividono i tuoi interessi..
"Tenuti i piedi un pò per terra" (come ti suggerisce saggiamente tua madre), nel senso di informarsi bene prima di prendere una strada, viene poi il tempo di imboccarla avendo fiducia in se stessi. Da parte nostra ti auguriamo buona fortuna!

Youngmail

Fasi di passaggio

12/05/2017: di enigma, 18 anni

Domanda

Caro ym, da un po' di tempo mi affligge questo pensiero.
Ho 18 anni, penserete che ho ancora una vita davanti etc, ma io non riesco a vederla così. Ho cominciato a fare stage in una farmacia da qualche settimana e ogni volta che torno a casa la sera mi sento sempre più triste. Voglio dire, i farmacisti (simpaticissimi) sono persone splendide ma li invidio solo perché loro hanno capito cosa gli piace fare nella vita.. Io mi vedo sempre più confusa e un po' depressa per questo, come fa una persona a non capire cosa gli piace e cosa no?! E' frustrante.

Il più del tempo mi sento un fardello economico per i miei e uno spreco di materiale organico per il mondo che mi circonda. Mi sento di star utilizzando risorse che non mi merito (ossigeno, oggetti, cibo etc). Ho buone amicizie che mi danno forza quando sono giù, ma ho la perenne para di annoiarli o di deluderli o che mi rimpiazzino con qualcun altro [...], quindi neanche nelle amicizie riesco a trovare sicurezze. Davanti a me solo ansia e stress, ma si può? Sono giovane, eppure ho il cuore che ansima e l'autodistruzione mi affascina.
Non so che fare, non so che fare del mio futuro, cosa studiare all'università..
Ho così tante domande e desideri, dopo le superiori vorrei studiare microbiologia o informatica, ma se poi è difficile? Se non riesco? Se non entro neanche nel corso? Se non mi riescono le cose e quindi non riesco ad andare avanti? Alla peggio mi bocciano, ma il problema di fondo non si risolve. Scusate per la lunghezza della domanda, vorrei solo capire un po' di più me stessa e avere un più certezze..

Risposta

Carissima Enigma,
credo che nella tua lettera tu riesca a far emergere due aspetti importanti.
Un aspetto è la fase di passaggio che stai vivendo e la confusione ed il timore rispetto a quel che succederà nel tuo prossimo futuro, al capire e trovare la tua strada - quella che ti può realizzare, quella più adatta a te - e di cavartela bene. Questo "tuffo" è in effetti per tutti momento di disorientamento e di dubbio. E' assolutamente normale! E il "limbo" di questa fase indefinita, come tu descrivi bene, può essere frustrante. Ci sono ragazzi che hanno le idee più chiare circa cosa può piacere loro ed altri che, come te, non hanno delle propensioni precise "a priori", ma che si orientano un po' alla volta grazie anche all'esperienza. Ma anche volendo considerare la peggiore delle ipotesi, non ci sarebbe nulla di male a scegliere una strada ed accorgersi dopo un po' che non fa per noi, cambiando direzione.
Il secondo aspetto riguarda il modo di guardare a questo passaggio. Un "tuffo" può essere un'incognita che spaventa ma può essere anche una sfida che un po' intimorisce e un po' incuriosisce. Essere curiosa di te stessa e della possibilità di sperimentarti potrebbe aiutarti: parlare con persone che fanno lavori o percorsi di studi diversi e capire un po' meglio di cosa si tratta o fare piccole esperienze (come lo stage che stai facendo) durante l'estate.
Anche il tuo sentirti "non produttiva", "di peso" può essere guardato da angolature diverse. Così come lo descrivi, butta ancora più giù la tua autostima e la tua voglia di reagire. Che succederebbe se invece leggessi in positivo queste sensazioni come desiderio, voglia di trovare un modo utile di inserirti nella società e mettere il tuo pezzettino?
Mutuando la canzone di Jovanotti scegli che le "vertigini" di questo tuo periodo sono paura di cadere o voglia di volare?
Se ti senti molto giù e fai fatica a ragionare un pò positivamente in questa fase (brutti pensieri), perché non vieni in consultorio a parlarne con noi? Puoi prendere appuntamento o venire direttamente nelle fasce spazio giovani (trovi tutte le indicazioni nel sito).
Ciao!

Youngmail

Lei è incinta e vuole proseguire con la gravidanza

05/05/2017: di barco, 16 anni

Domanda

Ho messo incinta una tipa però ormai è troppo tardi per la pillola del giorno dopo. Lei non vuole abortire, cosa devo fare?

Risposta

Caro Barco, quella che tu poni è una situazione estremamente delicata e specifica, per cui non è possibile nè opportuno dare una risposta generale. Se hai piacere di raccontarci la situazione e avere un confronto con esperti, il consiglio è di venire in Consultorio Familiare per un incontro con l'assistente sociale. Puoi venire direttamente durante lo Spazio Giovani o telefonare e prendere appuntamento in altri giorni o orari. Trovi tutti i riferimenti nel sito. Ti aspettiamo?

Youngmail

Consigli per la timidezza

28/04/2015: di Anna, 16 anni

Domanda

Salve, vorrei un consiglio su come superare la timidezza che ormai perseguita il mio modo d'essere da troppo tempo e mi sta facendo perdere varie occasioni come fare nuove amicizie e trovare l'amore. I fattori che hanno alimentato questo guscio protettivo sono vari: vivo in un piccolo paese dove sono l'unica adolescente ad abitarvi quindi fin da bambina non ho mai avuto molti amici (la famiglia c'è sempre stata ma anche gli amici hanno un valore), ho subito numerosi scherni da parte di coetanei per via dell'acne che invase il mio viso anni fa a causa di una disfunzione ormonale (che ancora oggi cerco di risolvere) e per il fatto che ho i capelli rossi. Faccio fatica a conoscere gente nuova perché temo di diventare ancora oggetto di scherno e temo il giudizio altrui. Penso che il disagio che provo sia dovuto al passato e vorrei consigli su come risolvere questo problema per poter creare un futuro pieno di belle esperienze senza stare in allerta su possibili prese in giro.

Risposta

Cara Anna, non c'è "ricetta magica" per risolvere un disagio come quello che provi tu, ma tanti piccoli esercizi ed esperimenti di cambiamento che possono "rinforzare la tua autostima" e "indebolire le tue paure" ed alcune considerazioni che forse ti possono aiutare.
Anzitutto: non sentirti sola. La maggior parte delle ragazze della tua età (e direi di ogni età) ha qualche difetto fisico che la mette in imbarazzo e a disagio (di solito più del dovuto) in mezzo agli altri. Anche ragazze e donne bellissime non di rado si sentono brutte! Quindi il punto a mio avviso non è tanto come si è fuori ma come ci si sente con se stesse: ci si riesce ad accettare e ad apprezzare per ciò che di bello ci si riconosce o si è sempre lì con lo sguardo da falco fissato sui difetti, ammesso che lo siano? Per alcuni ragazzi, ad esempio, i capelli rossi sono bellissimi...magari da bambina non si trattava di una "carta vincente", ma ora è un altro discorso!
Altra considerazione è: se vuoi diventare brava in qualcosa, l'unico modo è farne esperienza, tanta esperienza! E non è mai troppo tardi per cominciare. Quindi, rimboccati le maniche ed inizia ad inventarti piccoli esercizi antitimidezza. Puoi partire da quelli che ti vengono più facili, come chiedere un'informazione per strada, entrare in un negozio, provare scarpe e vestiti ed uscire senza comprare niente, "esercitarti" a fare battute (l'ironia può essere un'arma formidabile per combattere la timidezza),...
Una terza considerazione riguarda il giudizio degli altri...o meglio i giudizi, perchè ognuno ha il suo e per uno stesso comportamento o aspetto fisico o persona può ricevere giudizi tra i più disparati ed opposti...a quale credere? E, soprattutto, sei sicura ne esista uno vero? Anche quando condiviso da più persone, non pensi che in fondo un giudizio sia solo un'opinione soggettiva e come tale, tra l'altro, estremamente variabile? A mio avviso, il problema non è tanto l'opinione altrui, ma come questa fa risuonare le tue paure e magari un'opinione un pò "fragile" che tu hai di te...perciò è da lì che ti consiglierei di partire. In bocca al lupo!!

Youngmail

Scelta della facoltà universitaria

05/02/2014: di Serena, 18 anni

Domanda

Caro Youngmail,
di nuovo decido di affidarmi ai tuoi consigli.
Frequento la 5^superiore in un istituto tecnico ad indirizzo turistico. Quando in 3^media scelsi la scuola, mi piaceva l'idea di lavorare in un'agenzia di viaggi o di fare l'animatrice in un villaggio turistico. Mi capitava di andare con i miei in agenzia per prenotare una vacanza e mi piaceva un sacco quell'ambiente, e soprattutto l'idea di cercare di consigliare i clienti per indirizzarli verso la vacanza giusta. Ricordo che ero indecisa tra il tecnico turistico o il professionale turistico, per il grado di difficoltà (ma si parla comunque dello stesso argomento), oppure un liceo a indirizzo sociale. A quel tempo avevo sia la passione delle agenzie viaggio, sia mi incuriosiva il giornalismo in quanto scrivere articoli rivolti ai giornali femminili, in modo da parlare di argomenti più "sensibili", e non di cronaca o economia (per intenderci). Alla fine optai per il turistico; dopo 5 anni credo di aver sbagliato scuola, ma posso affermare che il grado di difficoltà del mio istituto mi è servito da "palestra" per stimolarmi allo studio, alla responsabilità, ecc... Adesso però, mi trovo a dover compiere un'importante scelta: a giugno farò la Maturità, e ancora non so per che facoltà optare. Fino all'anno scorso, non ci pensavo, o meglio non sapevo se continuare con l'università, in quanto non ero sicura di riuscire ad affrontare un nuovo ciclo di studio, di fatica, di ore spese sui libri, e in secondo luogo, non ero sicura di esserne adatta. Vedendo i miei, non ottimi, ma buoni voti, ho preso la decisione di proseguire, ma non riesco a scegliere la facoltà. Io so benissimo ciò che non voglio fare, non voglio fare nè medicina, nè economia, nè ingegneria,nè matematica,nè giurisprudenza, ecc, e so anche che non voglio proseguire con lo studio delle lingue. Sono molto indecisa, anche perchè credo di voler puntare al settore umanistico, ma è un settore i cui lavori sono poco pagati e ancor meno richiesti. Solo che io non posso scegliere qualcosa che non mi interessa solo per avere poi una professione...insomma, capirai bene che sarebbe uno strazio studiare! Guardando i miei hobby, posso dirti che mi piace leggere soprattutto libri che parlano di adolescenti, e mi piace scrivere. Tengo un diario segreto, che aggiorno con i miei pensieri, i miei dubbi, i miei piccoli problemi: ho iniziato il 27/3/09 come compito per casa, e ad oggi sono arrivata al 30°quadernetto scritto; qualche volta mi diletto anche a scrivere poesie. Mi piace anche ascoltare musica, e capire i testi delle canzoni, per vedere cosa gli autori volevano dire. Essendo impegnata con lo studio, guardo la tv solo la sera, e perlopiù guardo le fiction (le ho sempre adorate) e a volte i varietà. A scuola mi son resa conto che le materie che studio più volentieri sono italiano e storia dell'arte, anche se quando scrivo i temi, non prendo più di 7, poichè secondo il mio Prof. "Il lessico è da migliorare ed è strano perchè sei quella che legge di più in classe". Boh,i temi che scrivo mi paiono sempre banali, mentre mi piacciono di più le lettere che rivolgo alle persone a me vicine. Li,riesco a tirare fuori me stessa, i miei pensieri, ad avvicinarmi alla persona destinataria, e a descrivere i rapporti che ci uniscono. Per quanto riguarda storia dell'arte, ho una Prof che quando descrive un quadro o una scultura, ci dice anche cosa voleva trasmettere l'autore; poche settimane fa per un'interrogazione c'era da studiare "La Pubertà", un quadro di Munch, e mentre lo esponevo oralmente, cercavo di descrivere al meglio lo stato d'animo dell'artista ed il suo "male di vivere", e ci riuscivo perchè lo sentivo molto vicino a me, alla mia vita e alla mia malinconia. Mi piace leggere poesie, soprattutto quelle di Neruda, Keats, Prèvert. Insomma, sono una persona di facciata allegra, ma interiormente malinconica, forse a causa dei ripetuti amori non corrisposti che ho vissuto. Per questo forse, mi trovo bene a studiare autori romantici, malinconici, innamorati ecc.. Un'altra cosa che mi sono resa conto, è che spesso in classe mi capita di osservare le persone, e poi rimugino tra me e me, cercando di capire perchè si sono comportate in un certo modo, e soprattutto quali sono i significati "nascosti" dei comportamenti. Ad esempio se vedo uno timido, più di me, cerco di capire perchè si veste in un modo totalmente diverso dalla sua timidezza. So che è difficile capire ciò che voglio dire.... Per provare ad uscire un po' dalla timidezza, pensavo di iscrivermi ad un corso di teatro, ma poi non ne ho più avuto tempo. Fin da piccola sono attratta dal mondo dello spettacolo; ricordo che a 10 anni guardavo una fiction e in attesa della puntata successiva, mi divertivo a casa da sola a recitare come sarebbe stato il seguito. Mi piaceva anche far finta di condurre programmi o telegiornali. Ma poi mi rendo conto che è un mondo intricato e dove è difficile sfondare. Forse la mia unica pena è l'autostima, che mi ritrovo sotto i piedi, e che m'impedisce di far volare la fantasia e capire cosa voglio fare davvero. Insomma è complicato e sono molto confusa. Sapresti darmi un consiglio, anche pratico se possibile?

Risposta

Cara Serena, intraprendere un nuovo corso di studi riserva sempre incognite che non ci è dato scoprire se non sul campo: quando hai scelto la scuola superiore sapevi l'indirizzo, le materie, ma non se tu l'avresti davvero sentito come la "tua strada". Ora sei nella stessa situazione: hai le idee più chiare su ciò che ti può interessare e sei consapevole di dover tenere però anche in considerazione i possibili sbocchi lavorativi. Certo, il percorso universitario è lungo ed impegnativo, però è anche più appassionante perchè offre la possibilità di una maggiore autonomia di studio, la scelta tra diversi ambiti da approfondire a seconda degli interessi (scelta del piano di studio e degli argomenti da preferire)...insomma, più scelta significa maggiore difficoltà nel decidere quale strada prendere, possibilmente da considerare giusta anche in itinere e dopo, ma anche più possibilità. Tanto più che oggi molte persone alla fine si realizzano professionalmente in ambiti diversi da quelli di competenza della laurea! Come dici tu, è difficile applicarsi ancora per anni in materie di alcun interesse. ? vero anche però che ci sono varie facoltà che potrebbero contenere materie di tuo interesse e tra queste magari le prospettive lavorative possono essere differenti...
Se vuoi un consiglio pratico, forse un pò scontato, ti suggerirei di parlare con persone che già frequentano le facoltà che ti interessano, guardare su interner i piani di studio (esami e programmi) e magari far visita ad alcune sedi universitarie...conoscere ci aiuta ad orientarci meglio.
In bocca al lupo!

Youngmail

Fine di una storia: quanti pensieri poi!

24/11/2011: di Alice, 17 anni

Domanda

Salve youngmail, premetto che la mia mail non è urgente, posso lasciare la precedenza ad altre lettere, in quanto tutto quello che è scritto qui è il frutto di rielaborazioni di pensiero che stanno dentro di me da chissà quanto tempo, non hanno fretta di ricevere consiglio.
Ho appena diciassette anni, alle spalle due relazioni finite male. Molto male.
La prima è avvenuta più un'anno fà, con un ragazzo più grande di me, è durata quattro mesi. Ero estasiata all'idea di avere un ragazzo, ma il mio entusiasmo non mi faceva accorgere di quanto si stesse distaccando da me...fino il giorno in cui mi ha lasciata. All'improvviso, senza parlarmene prima (avrà avuto dei dubbi in principio su cui poter discutere con me...!), l'ha deciso, e io non ho avuto la forza di provare a lottare un po'. Non sarebbe servito, perchè ne ho avuto la prova poi, che insistere non serve in queste situazioni. Con la seconda storia, la più recente, ancora con un ragazzo più grande di un paio di anni (ero convinta che la loro età favorisse loro una sicurezza interiore così come l'avevo io) non è andata diversamente. A parte il fatto che era ancora più profonda della prima, e che è durata più del doppio dei mesi. L'ultimo periodo per me è stato un'agonia, per quanto provassi a parlare con lui, per quanto ci mettessi tutta me stessa, la mia anima, la mia forza, lui era vuoto. Non voleva parlarmi dei suoi problemi (legati al suo essere tendente al pessimismo, così diverso dal mio) non voleva condividere il suo dolore per via di quello che gli stava succedendo dentro, che lo spingeva lontano da tutti e da tutto. Lontano da me, fino a che mi ha lasciata. Di nuovo. Quando io ero così convinta e sicura, così innamorata. Per me tutto era al posto in cui doveva essere, ogni sentimento e pensiero, ero pronta a vivere con lui anche i problemi, ero pronta a superarli. Si, ero siscura che gli avremmo superati insieme, gli ostacoli che sono inevitabili nel corso di una crescita, di una vita, si possono vivere con serenità, se si ha la consapevolezza del proprio essere. Così, quando ci parliamo durante le ricreazioni anche se del più e del meno, cerco di essere coerente con me stessa, onesta sempre. Sto molto lavorando su di me per stare bene, mi concentro per dimenticarlo piano piano. Per dimenticare entrambe le storie forse. Ho paura di aver sbagliato io, qualcosa che non so, che non mi è mai stato detto. Ho paura di essermi convinta di così tante certezze e di non avere niente in mano, in verità. In alcuni momenti la mia autostima cala parecchio, cosa che non è da me, ammetto. Io ero così contenta di amare! Amo comunque i miei amici, la vita che ho, le cose che faccio. Però per me era il momento giusto per condividere qualcosa di più, con una persona speciale. Ho molto da dare, perchè se ne vanno così, come il vento? Perchè non vogliono ricevere? A volte sono stanca...stanca persino di ragionare. Che il mio pensiero prevalga sulla passione? Ho così tante domande! Ne parlo con i miei genitori, con gli amici, però...forse un parere soggettivo sarebbe diverso. Sono apprezzata per quello che sono, ed essendo io quella che ascolta e consiglia, non ricevo aiuti davvero utili. Mi dicono che così mi complico e basta...e io che continuo a pensare che invece è troppo comodo non complicarsi. Ho quel ragazzo sempre in testa, siamo stati così bene insieme, perchè ha distrutto tutto? Sono stata meglio di colpo, ho paura di avere ancora molto dolore dentro che mi porta ad analizzare tutto con ossessività. Se mi chiedesse di stare di nuovo insieme, anche se sono ancora innamorata, direi di no. Non ce la faccio. Ho bisogno di novità...qualcosa di completamente nuovo, di un animo più aperto forse...basta. Scusate la lunghezza, il disordine con cui espongo una parte di me, quella un po' tormentata, quella un po' più brutta. Grazie di cuore.

Risposta

Carissima Alice, le tue domande, le riflessioni che fai sono la preziosa parte di "elaborazione del dolore" che tutti noi dovremmo fare per capire cos'è accaduto quando termina un amore: "curare" le ferite, recuperare un pò l'autostima spesso ferita e capire se possibile cosa possiamo migliorare in noi..mi pare che tutto questo tu lo stia facendo, anche se forse con molta poca serenità...quando gli interrogativi diventano interrogatori ossessivi e tormentosi alla propria mente, più che ad una riflessione costruttiva temo siamo di fronte ad una non accettazione della rottura...
Se mi permetti, vorrei soffermarmi con te su alcuni aspetti che mi sembrano importanti, rispetto a ciò che dici. Quando entriamo in una relazione, accettiamo sempre il rischio, o meglio, l'incognita che le cose possano non andare o andare male...è che di frequente in quel momento siamo così innamorati che ci sembra un'eventualità impossibile...ma c'è e non si può pensare che la paura o il non sapere come andrà a finire tutto quello che "investiamo" nel rapporto ci "freni" rispetto all'amare. Piuttosto è utile pensare che se non andrà, alla rottura non tutto sarà perduto, che porteremo "a casa" comunque l'amore vissuto durante il rapporto, una conoscenza più approfondita di noi grazie allo "specchio" della relazione e un'esperienza di crescita..
Spessissimo poi, la parola "fine" è detta più da uno dei due: l'altro ha il compito difficile di "farsene una ragione", anche quando - a suo avviso - le cose erano risolvibili. Anche perchè facilmente davanti agli occhi di chi viene lasciato scorre il film dei momenti belli, delle cose per cui ne valeva la pena e a cui è molto difficile rinunciare. Tuttavia, quel bello non è tutto perduto alla rottura. A mio avviso resta in due modi: da un lato come un capitolo nella "biografia" dei ricordi della nostra vita che ci rammenta momenti belli vissuti e che restano comunque "nostri", ci fanno sentire bene, amati, anche se magari non più al presente. D'altro canto, quel "bello", quello stare così bene insieme, non ti parla solo di voi, ma anche di te: di una parte bella di te che, quando ti sentirai pronta potrai provare a rivivere in modo nuovo e originale con qualcun altro... quel "bello" l'hai costruito molto anche tu...quel bello sei tu.
Ma ora basta riflessioni...un consiglio pratico. Ed è, cara Alice, che ok riflettere, ma poi non "perdere" nei pensieri questo tuo periodo di vita. Sforzati (perchè, un pò come prendere una medicina amara costa, così a volte fare le cose che ci fanno bene implica un pò di fatica) di uscire, di coltivare le amicizie, le passioni.. Evita di cadere nella trappola di pensare che amare passi solo attraverso l'avere un amore...si tratta di continuare, come dici già tu, di pensare al valore della tua vita al di là della presenza o meno di una certa persona, si tratta di avere molti legami "buoni", che ci fanno sentire bene, di fare cose che ci fanno crescere e vivere un senso di benessere, gioia, serenità...quindi - anche se capisco che ora è faticoso vederla così - in questo senso nella vita "gli amori" possono essere tanti, basta lasciarsi coinvolgere e appassionare..se tu invece continui a "lasciar spazio", questo verrà invaso dal rimuginare su ciò che è stato o avrebbe potuto essere... Se non è stato sarà: vuol dire che magari c'è qualcosa o qualcuno di ancor più bello dietro l'angolo ad aspettarti...ma se non riprendi a camminare, come fai ad arrivare dietro l'angolo? ;) In bocca al lupo!

Youngmail

Voglio essere felice e invece mi sento sola..

27/09/2011: di Vita incasinata, 17 anni

Domanda

Non so se sto male mi sento uno schifo quando sono sola. Non lo so se ho fatto bene a lasciare il mio ex dopo 3 anni non lo so. Mi sento strana non so se sia xk non lo sento da 2 giorni o perché la persona per cui l'ho lasciato ho saputo che si sente con un'altra..anche se cmq avrebbe tutti i motivi per farlo visto k non stiamo insieme..mi sento strana..è brutto non trovarsi nessun messaggio nel cell guardarlo continuamente e non trovare niente...magari intanto scrivere ad amici per scrivere per passare il tempo e trovarsi dei messaggi sullo schermo. Non so se ho fatto la cosa giusta forse prima volevo lasciarlo perché tanto vedevo k lui mi scriveva sempre e io intanto stavo bene e mi divertivo cmq...mi viene da piangere ho paura di aver fatto la mia più grande cazzata...ho sempre detto anche se non sono sicura di lasciarlo è meglio che lo faccio cosi ora mi posso vivere la vita...purtroppo non riesco a vivermela...con la scuola ci sono tanti momenti vuoti che hai la possibilità di pensarci a quello che succede anche quando studi.Alla fine l'ho voluta io questa storia però non so adesso cosa fare come comportarmi e come stare...vorrei stare meglio...vorrei essere in un'altra vita...voglio stare bene...ma non so come fare...forse sono solo le abitudini e i ricordi k mi sommergono e non mi fanno andare avanti...e se non riesco a toglierli non riesco ad andare avanti...per favore aiutatemi...è urgente non riesco ad andare avanti cosi...grazie

Risposta

Cara amica, il problema è la mancanza del tuo ex o piuttosto, come sembra emergere dalla tua lettera, la fatica a star da sola?
Perchè a mio avviso se il tuo ex o questo nuovo ragazzo dovrebbero riempire un vuoto lasciato dal fatto che da sola stai male, nessun ragazzo può davvero colmare questo "buco nero"...lo puoi fare solo tu. So bene che all'età che stai attraversando le amicizie, essere cercati dagli altri, avere conferme che per delle persone si è importanti è fondamentale....ma non può sostituire un'amicizia di base: quella con noi stessi. Forse è su questa che al momento ti devi concentrare..
Che tu ora sia in una fase di crisi è fisiologico: hai chiuso una storia importante, di lunga durata...come dici anche tu, non puoi pensare di non sentirne la mancanza...nessuna nuova fiamma può evitare la crisi successiva alla rottura di un rapporto importante! Ma è anche una fase preziosa, che ti aiuta a capire se la relazione con il tuo ex è davvero terminata e nonostante l'affetto non c'erano più le premesse necessarie a continuare o va invece rivista, ripensata in funzione del fatto che siete due persone diverse da tre anni fa.
In ognuno dei due casi il passo successivo è capire la tua parte nei problemi che ci sono stati tra voi e lavorare su di te, in modo da non ritrovarti in futuro in una situazione analoga...
È difficile stare nella sofferemza, mi rendo conto, ma volerne uscire "riempiendola" di altro, senza averne tratto qualcosa di buono (star meglio con te stessa anche senza qualcuno accanto) o una lezione (capire degli aspetti di te) significa aver sofferto per niente... Siamo con te! =)

Youngmail

Voglia di dimagrire ma questo non va bene...

15/09/2011: di Angel_4, 16 anni

Domanda

Carissima/o YM, prima di tutto grazie mille per tutto...per tutti i consigli..oggi Volevo tanto chiederle cosa potrei fare,per togliere una cosa dalla mia mente...La mia continua voglia di dimagrire che influenza con la mia voglia di assumere cibo o cose del genere...a volte vomito o mi sento debole..ho paura che possa diventare un grave problema... Io peso 55/56 kg 157...Odio la mia pancetta...La voglio togliere e con questa ossessione sto creando questa cosa... I miei amici e il mio ragazzo dicono che sto bene ma io non mi sento in sintonia con me stessa...spero lei mi possa aiutare...Grazie ancora..

Risposta

Carissima Angel_4, fare fatica ad accettarsi fisicamente o come persone è causa di una sofferenza che ci chiede urgentemente una soluzione. Soluzione che a volta può essere realmente utile (tipo: "prendo in mano questa sofferenza, questa non accettazione di me, e cerco di capirla, di comprendere da dove viene e come posso "lavorarci su") ma altre volte può essere illusoria, come l'idea che se modifico un corpo che non riesco ad accettare, questo poi diventerà bello e amabile. Nella mia esperienza di terapeuta, purtroppo, questa strada - sebbene sembri la più percorribile - non solo non porta mai davvero all'obiettivo di accettarsi e piacersi di più, ma rischia di aggiungere un nuovo problema a quello di partenza, cioè l'ossessione per corpo e cibo...
Qualcun altro cerca la soluzione nelle conferme degli altri, ma - ammesso che crediamo agli occhi degli altri più che alle nostre sensazioni su noi stessi (cosa già di per sè difficile) - questo ci fa dipendere da un giudizio degli altri che non è stabile e dipende da molti fattori...
Quindi, il consiglio che davvero mi sento di darti è di "incuriosirti di te", di aver voglia di fare un percorso personale (attraverso colloqui psicologici) che ti permetta di conoscerti e di capire meglio questo difficile rapporto con te e con il tuo corpo. Solo se arrivi ad accettare il tuo corpo e te stessa per come siete potrai davvero prendertene cura...altrimenti cercherai solo di "eliminarne" delle caratteristiche scomode, illudendoti che questo cambi ciò che provi per te stessa...nella migliore delle ipotesi far questo ti darà un attimo di sollievo per essere subito dopo attanagliata con maggior forza dalle paure e dalle ossessioni.
Far pace con te stessa, scoprirti o riscoprirti, giudicarti con occhi diversi e capirti più a fondo possono essere modi autentici di tornare in sintonia con te stessa, attraverso l'aiuto di una guida esperta che ti può ascoltare e capire. In bocca al lupo Angel_4!

Youngmail

Momento Buio

11/03/2011: di Dosky_14, 15 anni

Domanda

Carissima Psicologa/o, vorrei tanto chiedere un consiglio per essere meno stressata...Per favore mi aiuti...

Risposta

Cara Dosky_14, è molto difficile dare un qualsiasi consiglio, senza conoscere il motivo dello stress o, come tu lo chiami, del tuo momento buio. Se pensi sia difficile "raccontare per scritto" ciò che ti sta capitando, potrebbe essere molto utile parlarne direttamente con una persona esperta che ti possa ascoltare e aiutare ad affrontare i motivi per cui stai male. Se vuoi, puoi venire nel consultorio familiare più vicino a casa. Trovi indirizzo e numero di telefono nel link del sito "Indirizzi utili". Puoi anche venire direttamente senza appuntamento allo Spazio Giovani, nella fascia oraria che trovi indicata nello stesso link. Ti aspettiamo?
Ciao!

Youngmail

Fino a che eta' puo' crescere il seno?

17/01/2011: di Serena, 16 anni

Domanda

Salve ym, ho 16 anni e porto solo una seconda di reggiseno,vorrei sapere fino a che eta' ti puo' crescere. Grazie mille.

Risposta

Carissima Serena, la crescita del seno più che all'età cronologica è legata allo sviluppo. Dipende in altri termini da quanto tempo hai avuto le mestruazioni la prima volta. Se hai già le mestruazioni da qualche anno, probabilmente il processo di crescita si è già più o meno svolto... A parte il fatto che oggi esistono molti modi per valorizzare anche una bella seconda (basta fare un giro nei negozi di intimo per rendersi conto che madre natura può contare su diversi aiuti...), credo ancora che nonostante tutta questa grande "pressione" su noi donne e sulle nostre "curve" piacere non sia solo questione di misure. È una carta da "giocare", certo, ma non l'unica..e talvolta nemmeno la più importante...a te la curiosità e la voglia di scoprire quali altri assi hai in mano! Ciao!

Youngmail

Peso e disagio

04/05/2010: di EHH SAPESSI, 15 anni

Domanda

Buongiorno youngmail... io ho un problema: l'estate si sta avvicinando ma io ho paura di andare al mare. mi sento un pò grassa, ma non so come fare per dimagrire. Mi sono messa a dieta ma non so precisamente cosa devo fare. Peso circa 70 e sono alta 168m. AIUTO!!!! UN CONSIGLIO PER FAVORE... vorrei arrivare a 60!!! secondo il calcolo del peso ideale sarebbe questo il mio!!! ):

Risposta

Cara amica, il calcolo del peso ideale "fatto in casa" è di solito piuttosto approssimativo. Non tiene infatti conto di parecchi altri fattori importanti, come la costituzione, il metabolismo,..
È vero che oggi si dà molta importanza all'aspetto fisico e che culturalmente questa "pressione alla magrezza" può far sentire a disagio se non si è dentro i "canoni"...peccato che non sempre i canoni corrispondano alla fisiologica corporatura delle donne! Diffida sempre quando una donna molto magra, senza cellulite, con un seno abbondante e tonico afferma di essere così "di natura", senza sforzi o attenzioni particolari. Spesso dietro forme invidiabili si nascondono sacrifici continui anche importanti come una dieta perenne, un'attività fisica continua, a volte interventi chirurgici e quant'altro. E il perchè di tutto questo? Non credo sia tanto l'arrivare ad avere un corpo perfetto, quanto il riuscire a sentirsi bene con se stessi ed essere apprezzati dagli altri. Ma se l'obiettivo è questo, siamo sicuri che il mezzo sia necessariamente avere il peso corporeo che coincide con quello dei "calcoli"?
Non sarebbe forse più sano prendersi cura del proprio corpo e del proprio aspetto ma senza troppa ostinazione e concentrarsi sull'accettazione di sè, sul piacersi anche se non siamo perfette, sull'accettare qualche "difetto di fabbricazione"...o di gola come normale?
Mangiare in modo equilibrato, cercare di non far mai mancare nella tua alimentazione frutta e verdura preferibilmente di stagione, evitare spuntini ipercalorici, controllare un pò le porzioni dei pasti, fare movimento,.. sono consigli che puoi trovare ovunque, compreso - conditi di paroloni come 'novità' e 'effetto immediato' - sulle riviste patinate ma non c'è nulla in realtà di nuovo, nulla che tu non sappia...tranne....tranne che non basterà perdere qualche chilo perchè tu ti veda bella, perchè tu stia bene con te stessa: 'manipolando' le forme corporee non cambierà in automatico il tuo modo di vederti. Ragazze che soffrono di gravi disturbi alimentari, tanto da arrivare a pesare 30 kg, spesso raccontano di vedersi grasse, di non riuscire ad accettare il proprio aspetto. È un paradosso: muoiono per l'eccessiva magrezza vedendosi grasse.
Volersi bene significa accettarsi, cogliere il bello di sè, soprattutto perchè non siamo perfette; anche con qualche kg in più possiamo essere speciali..possiamo trovare - guardandoci allo specchio - aspetti che ci rendono belle, uniche..proprio perchè non siamo Barbie fatte in serie. Difficilmente queste cose verranno riportate nelle riviste, che alimentano invece l'idea contraria..ma secondo me è dalla testa che parte il progetto del piacersi...
Se parti da lì, dal volerti bene, dallo scoprire ciò che di te ti piace, ciò che hai di distintivo - fisicamente e come persona - poi prestare attenzione all'alimentazione e fare movimento, perdere un pochino di peso, non sarà una battaglia al renderti accettabile x la prova costume, ma aver cura del tuo corpo come parte di una persona a cui vuoi bene. Ciao!

Youngmail

Lui sta male...e io per lui

29/04/2010: di L., 18 anni

Domanda

Gentile psicologo,
ho davvero bisogno di avere delle risposte ad alcuni interrogativi molto importanti per me. ho un ragazzo di 21 anni.credo che lui soffra di depressione.vorrei chiederle,come si fa a diagnosticare una tale malattia?ci sono dei sintomi particolari?quando può risultare particolarmente grave?le vorrei raccontare il perché di queste domande.io sono l'unica persona con cui lui si confidi seriamente,intendo per cose che riguardano la sfera più profonda di se stesso.è un ragazzo dall'eccezionale sensibilità,maturo e molto intelligente,ha una bella famiglia,ha molto successo all'università e tra noi le cose vanno bene.capita a volte,non so dirle di preciso ogni quanto (forse ogni 2 mesi) che lui mi parli di un suo malessere profondo,dettato da molte paure.si sente inutile,proprio dal punto di vista della sua esistenza,dice esattamente di "non essere fatto per vivere".dice che la vita non ha senso e che quindi se non ci fossi stata io,tra qualche anno,forse l'avrebbe fatta finita,ieri sera ha aggiunto che ha paura di perdermi e descrive paure anche nei riguardi del nostro rapporto che assolutamente non stanno né in cielo né in terra,sono solo nella sua testa.ci tengo a precisare che il suicidio è un argomento che lui cita quelle poche volte in cui mi parla in questi termini.noto i suoi sbalzi d'umore,è felice ed improvvisamente triste,e quando lo diventa inizia a fare questi discorsi che mi preoccupano molto come lei può immaginare.le scrivo con il cuore in mano,la nostra relazione chiaramente passa in secondo piano,infatti non le scrivo per questo...vorrei sapere come posso aiutarlo,come mi devo comportare.ho paura perché non so in che termini giudicare la cosa.mi dica lei se mi sto esageratamente preoccupando,alla fine le sue sono solo parole,è molto stressato per via del lavoro e degli studi impegnativi,ma siccome non posso saperlo,mi rivolgo a lei.sto molto male a vederlo così perché è un ragazzo incredibile,ha la profondità di un poeta,mi creda.una persona del genere è un miracolo in questo mondo,e io mi sento inutile,non trovo più il senso nel fare le cose,come posso continuare gli studi,andare all'università,condurre una vita normale cm qualsiasi persona ed impegnarmi se nono riesco nemmeno ad aiutare il mio ragazzo?questo mio comportamento è determinato anche dal fatto che a me,la depressione,fa paura.mio padre è malato da anni,soffre di attacchi di panico e ho pessimi ricordi di lui nella mia infanzia.sono scoraggiata perché mia mamma non ha mai saputo gestire la situazione e mi ha fatto percepire il fatto di convivere con un depresso come una dannazione.ora loro sono separati ma non a causa di questo.è un anno e mezzo che sento parlare il mio ragazzo di queste cose anche se saltuariamente,non voglio essere classificata come la classica ragazza che soffre della sindrome della "crocerossina",non pretendo di salvare tutti,ma mi sentirei una vigliacca a lasciare da solo il mio ragazzo con il suo problema.ripeto che la relazione passa in secondo piano,non sto cercando di non soffrire e di cercare che questo suo problema non rovini quello che abbiamo costruito,almeno,si anche questo ma non solo,l'unica cosa veramente importante è che stia bene lui.ho paura di non riuscire a supportarlo senza degli accorgimenti adeguati;i suoi consigli mi sarebbero davvero molto preziosi non potendo riferirmi a nessun altro...spero nella sua risposta.
Grazie.

Risposta

Cara L., è difficile dire se le parole del tuo ragazzo rivelino un disagio sottostante importante o siano una tendenza a "vedere nero" in certi momenti...mi pare in ogni caso che non sia il caso che tu ti "carichi sulle spalle" la sua sofferenza. In primo luogo, perchè se lui sta male è più probabile che lui tiri "giù" te, piuttosto che viceversa e in secondo luogo perchè, per quanto tu possa essere preziosa per lui, non puoi essere la sua cura, per cui rischi di stare male senza vedere risultati.
Comprendere ed eventualmente diagnosticare le difficoltà che il tuo lui incontra è un compito complesso...non si tratta semplicemente di rintracciare una serie di "sintomi standard", ma di capire il funzionamento di una persona all'interno dei suoi contesti di vita e il perchè degli eventuali "intoppi". Considera, ad esempio, che ci sono tanti tipi di depressione ed ognuno richiede di essere affrontato in modo specifico, a seconda delle cause e della forma...e in tutto questo non è detto che lui abbia una forma di depressione..
Quindi, una diagnosi e l'eventuale cura di ciò che fa soffrire il tuo ragazzo dovrebbe essere fatta da specialisti esperti e sensibili, specialmente considerando che è un ragazzo così giovane. È molto importante che trovi l'aiuto giusto al più presto.
Tu giochi un ruolo fondamentale: il tuo affetto, la tua presenza, la vostra storia importante e l'idea di un futuro insieme possono essere una buona motivazione per il tuo lui per affrontare le sue difficoltà e ricercare un aiuto. Potrebbe parlarne anzitutto con uno psicologo...e tu potresti offrirgli di accompagnarlo al primo appuntamento..
Ciò che ti sconsiglio di fare è invece assumerti un ruolo terapeutico nei suoi riguardi. Se riesci a convincerlo a fare un colloquio psicologico hai già fatto molto per lui.
Gli ultimi due accenni di questa risposta vorrei dedicarli a te:
- cerca di non basare il senso della tua vita su come sta lui e su quanto ti percepisci utile nei suoi riguardi. Per quanto importante possa essere per te, la tua vita è fatta di tante parti, alcune condivise con lui, alcune tutte tue. Èimportante che queste ultime non perdano il loro "sapore" e che tu non perda la tua possibilità di sentirti bene, per quanto dispiaciuta del suo star male...non sei lui, ricordatene!
- anche se potrebbe essere buona cosa per te riflettere sulla tua storia familiare e sull'influenza di questa sulla tua vita presente (se senti che è importante approfondire, puoi venire a fare qualche colloquio in consultorio familiare), credo non dovresti sovrapporre le vicende di coppia e i vissuti dei tuoi genitori con quelli della "tua" coppia: tu sei una persona diversa da tua madre, lui è una persona diversa da tuo padre e così il vostro legame di coppia, mi auguro. Se senti che fare queste distinzioni è piuttosto difficile, ti invito davvero a chiedere uno spazio di riflessione per te.
In bocca al lupo!

Youngmail

Omosessualità e genitori

28/04/2010: di bibbone69, 18 anni

Domanda

Buon giorno, sono un diciottenne liceale residente nella provincia di Vicenza. Volevo chiedere dei chiarimenti riguardo alla mia attuale situazione. Sarò diretto: fin dalla quinta elementare ho saputo che c'era qualcosa di diverso in me. Successivamente, questa percezione di Diversità si è circoscritta in una sorta di consapevolezza di essere Omosessuale. I miei genitori, divorziati, venendo a saperlo hanno reagito in due modi differenti: mio padre emarginandomi dalla società, proibendomi qualsiasi contatto sociale (compresi i miei amici) e negandomi l'accesso a siti o mezzi di comunicazioni come il pc o il cellulare. Mia madre, invece, ha reagito in maniera meno esasperata, si è presa un momento di "riflessione", per poi, in qualche modo, accettarmi. Sono consapevole che vivo in un periodo di transizione e formazione della mia persona, ma sono ormai certo di essere nella strada dell'omosessualità. Ho avuto qualche esperienza con il Gentil sesso, ci ho provato, ma ho riscosso solo risultati negativi sia per quanto riguarda la sfera sessuale sia per quella sentimentale. Caso contrario con i maschi, con loro mi trovo davvero bene, riesco a entrare in empatia, a conoscere la serenità interiore.
Ho avuto diverse storie con il sesso maschile. Ora ho una storia con un milanese che dura da parecchio tempo. Mia madre sa di questa persona, è entusiasta perché finalmente mi vede sereno e con il sorriso. Mio padre non ne è a conoscenza, per il semplice fatto che c'è una buona probabilità che si possa impuntare e quindi darmi contro. Con mio padre ho davvero paura, sto male perché so che sarebbe giusto avvisarlo della situazione ma ho troppo timore che mi metta i bastoni tra le ruote. Cosa posso fare?

Risposta

Carissimo bibbone69, se questo è davvero il tuo orientamento sessuale, credo che la cosa essenziale sia che tu lo accetti come parte di te, prevedendo anche come possibile che alcuni altri non riescano a fare altrettanto.
Hai cercato di spiegare ai tuoi come ti senti e probabilmente le due diverse reazioni sono due manifestazioni opposte di un bene che però entrambi i tuoi genitori ti vogliono: l'uno accetta che tu possa percorrere strade diverse da quelle che aveva immaginato per te, l'altro pensa sia suo dovere riportarti sulla strada che presumibilmente ritiene come la più giusta. Nonostante il loro amore, i genitori possono talvolta sbagliare o non riuscire ad accettare scelte o propensioni dei figli che non comprendono..a volte può scattare un senso di responsabilità o colpa difficile da tollerare...
Credo che ciò che stai cercando di far accettare a tuo padre non sia tanto la tua storia attuale, ma te stesso, il tuo orientamento sessuale, come parte di te. Non so se e come questo sarà possibile, ma ritengo che sia più importante poter trovare dei tempi, degli spazi con tuo padre per permettergli di "conoscerti", di avvicinarsi ai tuoi modi d'essere, piuttosto che necessariamente dirgli della tua storia di coppia, specialmente quando su questa rivelazione tu vorresti puntare ad un accettazione della tua omosessualità. Rischi di mettere in mezzo il tuo ragazzo in una situazione che riguarda principalmente te e tuo padre. Non puntare all'accettazione di lui perchè accetti te, impegnati direttamente nell'obiettivo più importante: il rapporto tra te e lui.
Considera che, se vivi in prevalenza con mamma, per papà potrebbe essere più difficile: potrebbe avere la sensazione che sei un'altra persona, potrebbe sentirsi imbarazzato nel rapportarsi a te, potrebbe pensare che il divorzio ti abbia "danneggiato"..insomma, non condividere la quotidianità non agevola.
Ma tu sei sempre tu, suo figlio, sia che tu sia omosessuale sia che tu sia etero. Prova a dargli il tempo di riconoscerti, di vedere in te il figlio che da sempre conosce con degli aspetti in più che scopre ora...
Non stancarti di fargli capire che gli vuoi bene, che ci tieni a lui e alle sue opinioni e che se anche fatica ad accettare questo aspetto di te (che per quanto importante è un aspetto di tutta la tua persona), tu non ti arrenderai e non smetterai di volergli bene e di cercarlo.
Rassicuralo rispetto alle sue paure, prova a spiegargli (come immagino che sia) che anche tu hai provato paura, sofferenza, che sentirsi diversi e accettarsi non è facile in primis per te...che - come lui cerca di fare con te - anche tu hai cercato di orientare diversamente i tuoi interessi frequentando ragazze, ma che non funziona..
Ti auguro un grosso IN BOCCA AL LUPO!

Youngmail

Un amore lontano..quale progetto?

30/04/2009: di pisylenuza, 17 anni

Domanda

Ciao youngmail, sono una ragazza di 17 anni e sono innamorata di uno che purtroppo non vedo quasi mai perchè abitiamo distanti..però anche lui mi ama e siamo insieme da un anno e la nostra storia è sempre un tira e molla. lui vorrebbe convivere con me, ma io ho da finire la scuola e mia mamma non vuole che abbia una relazione con qualcuno..forse perchè ha paura che poi soffra o ci stia male? vorrei tanto una convivenza con lui ma ho paura di mia mamma. anche se lei mi lascerebbe. Io qua ho anche un lavoro però...sono un pò confusa! conosco questo ragazzo da quando ero bambina e ha 21 anni, è un bravo ragazzo e anche i suoi genitori vogliono che abitiamo insieme. ma perchè ci molliamo sempre..forse per la distanza e per la gelosia? Ogni volta che litighiamo al massimo dura un giorno..aiutatemi..ho bisogno di consigli! grazie aspetto con ansia una vostra risposta.

Risposta

Cara pisylenuza, partire con una convivenza richiede generalmente alcune premesse. Tra queste il fatto che il rapporto sia stabile e che ci siano le condizioni concrete (tipo la possibilità di avere una casa, la capacità di gestirla e di arrangiarsi per la quotidianità) ed economiche per diventare autonomi. Se non ci sono queste premesse, il rischio è di partire con il piede sbagliato o traballanti e tutto diventa molto più complicato... Forse questi sono anche i timori e le perplessità di tua mamma..
Se pensi perciò che in questo momento non siete ancora pronti per partire con il piede giusto (dici che litigate e vi lasciate, che tu ancora studi,...) forse sarebbe meglio aspettare...e progettare. Voglio dire che decidere di convivere e farlo effettivamente non necessariamente coincidono nei tempi: potreste decidere di convivere non appena sia possibile e intanto cominciare a pensare come realizzare la convivenza: dove andare a vivere, come mantenervi, come organizzarvi. Come se questi fossero i preparativi. Vi permettono di fare un passo avanti nel rapporto se pensate che possa diventare una cosa importante, ma senza fare il passo più lungo della gamba.
Considera che abitare distanti a volte non aiuta a conoscere la quotidianità, le abitudini, i modi di vivere. Forse è importante vi confrontiate un pò prima anche su questi aspetti... Penso che se tua madre vedrà che fai delle scelte pensate, meditate, con la testa e con senso pratico, oltre che con il cuore, sarà più facile dialogare su questo.
Ciao!

Youngmail

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